Il dolore
«Il mercato della frutta di Massa è ridotto a un colabrodo»
Gli operatori delle Jare si presentano in commissione con l’avvocato: «Tetto da rifare, danni per tutte le attività rimaste»
MASSA. Piove dentro al mercato ortofrutticolo delle Jare, che ormai tutti chiamano il "colabrodo", ma questa non è una novità: i pochi commercianti rimasti sono disperati, ci sono pericoli dietro ogni angolo, ad ogni filo della corrente scoperto, ad ogni pozzanghera che si forma per terra, ad ogni pannello che si scoperchia e ad ogni soffio di vento, o temporale. La situazione peggiora e il tetto non si aggiusta da solo.
Per questo, sei commercianti di frutta e verdura, nei mesi scorsi, hanno pagato di tasca loro una perizia sull'immobile della Jare, di proprietà comunale, e l'hanno inviata al settore Lavori Pubblici, con allegata la diffida di un legale. E questa è la novità: da adesso in poi, in pratica, qualunque cosa succeda all'interno dello stabile, i commercianti non vogliono accollarsene alcuna responsabilità e il Comune è chiamato a lavori di somma urgenza sul tetto, per mettere in sicurezza un luogo dove ogni giorno entrano centinaia di cittadini.I commercianti di frutta e verdura delle Jare sono stati ricevuti ieri mattina, assieme all'avvocato Antonietti del foro di La Spezia, dalla commissione lavori pubblici del comune di Massa. A chiamarli è stato il presidente Simone Ortori ( Articolo Primo) che sulla vicenda delle Jare vorrebbe vederci più chiaro e capire, assieme ai commercianti, se sia il caso di continuare a ristrutturare quell'immobile, magari con lavori più importanti e definitivi, oppure se non sia meglio cercare una nuova collocazione per le piccole imprese che oggi vi sopravvivono all'interno.
La diffida. All'attenzione della commissione è finita, a sorpresa, la relazione elaborata dai tecnici chiamati dai commercianti a visionare le criticità della struttura e anche la diffida dell'avvocato Antonietti al comune, con risposta generale del dirigente. Il Comune, in buona sostanza, non nasconde la conoscenza dei problemi interni alle Jare, però imputa il peggioramento della situazione all'evento calamitoso del marzo 2015, cui seguì un'ordinanza del sindaco, che obbligava a recintare l'immobile e tenere d'occhio il tetto; il Comune contesta poi, in parte, la perizia dei privati e conclude sostenendo che, comunque, non ci sono fondi disponibili per il restauro del tetto.
Il lavoro di una vita. All'interno delle Jare sono rimasti soltanto sei commercianti, con le rispettive ditte; da trent'anni continuano a fare il mercato come era inteso una volta: si alzano alle 3 di mattina, con ogni temperatura e condizione meteo, incontrano i fornitori di frutta e verdura, comprano la merce migliore, la più fresca e sempre di stagione, caricano le cassette e poi iniziano la vendita; rimangono in piedi fino alle 18, a volte anche fino alle 21.
Ogni ditta dà lavoro ad oltre dieci persone, si parla di un centinaio di dipendenti legati alle Jare, con le loro famiglie e l'indotto. I problemi. I commercianti hanno affittato dei box all'interno del mercato e pagano al comune ogni mese 800 euro.
I box totali sono 16, per un introito nelle casse comunali di oltre 153 mila euro l'anno. Dal tetto però piove: non c'è più copertura da anni, i commercianti non riescono ad utilizzare tutti i loro spazi a disposizione, come magazzini e uffici, perché l'acqua rovina la merce e le attrezzature; ogni anno se ne vanno 4000, anche 5000 euro in elettricità, per ogni cella di cui i commercianti sono concessionari e che hanno pagato circa 50 mila euro, ma ci sono perdite, cavi scoperti, muffa su alcune pareti; spesso si allaga, e c'è pericolo per chi va a comprare ogni giorno quella merce di ottima qualità.
Le accuse al comune. Il problema delle Jare arriva da lontano: i commercianti ricordano perfettamente che mai nessun sindaco, con la sua amministrazione, ci ha veramente messo la testa, dal primo governo Pucci, a Neri, fino a Volpi. Le Jare, che dovevano rappresentare il mercato europeo del futuro, un progetto faraonico per occupare migliaia di persone, oggi è un buco nero dove i soldi vengono gettati senza una programmazione seria e definitiva. Di 27 aziende che vi si impiantarono negli anni Novanta ne sono sopravvissute soltanto sei, tra i disagi di un lavoro ancora molto duro e in una struttura non più consona. Negli anni, le amministrazioni hanno cercato di tamponare le manutenzioni e di rendere più utile una struttura diventata ormai troppo grande per sole sei aziende, trasferendoci uffici, magazzini dell'Evam, la sede dei Vigili urbani, ma svilendo di fatto la filosofia delle Jare.
Le richieste. I commercianti chiedono al sindaco cosa intenda fare per le Jare: ristrutturare il tetto, con un intervento definitivo, che costerebbe, secondo gli uffici, non meno di 1 milione di euro, oppure trovare una nuova collocazione per il mercato ortofrutticolo. Ad oggi, però, le Jare non sono state inserite nel piano di investimenti del comune di Massa.
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