Sicurezza
Gli “invisibili” del Cup invadono il consiglio di Massa
Striscioni e grida contro la “precarizzazione” dei lavoratori, intervengono i vigili. Volpi: quei cartelli sono legittimi. Contestati anche la De Lauretis e i sindacati
MASSA. È stato un consiglio comunale diverso dal solito quello di ieri sera dedicato alla sanità: striscioni di protesta appesi, cartelli esposti e voce ai cittadini dalla platea, anche se il regolamento non lo permetterebbe, contestazioni senza filtro e botta e risposta tra i precari della sanità, i sindacati e le istituzioni.
Il tema è caldo e brucia sulla pelle dei lavoratori: la polizia municipale prova a imporre ai contestatori di togliere manifesti e striscioni, ma il rischio è di agitare troppo gli animi e il sindaco chiede al presidente del consiglio di lasciar correre, nonostante le contestazioni siano tutte per lui. "Volpi, invece di pensare a cambiare la costituzione, preoccupati di applicarla", recita lo striscione del Comitato di salute pubblica, con riferimento all'articolo 32 della Costituzione: "La salute è un diritto". E ancora: "No alla privatizzazione della sanità pubblica"; "Non fate parlare i cittadini, avete solo paura". «Penso che quei cartelli siano legittimi- dice il sindaco Alessandro Volpi alla platea- perché dove ci sono striscioni c'è democrazia; io mi preoccupo di più dei luoghi dove si impedisce di mostrare le proteste dei cittadini». In sala ci sono i dipendenti di alcune cooperative a cui la Asl ha appaltato il servizio del Cup: sono precari da sempre, hanno lottato per otto anni con i loro contratti da rinnovare, ogni volta per ore differenti e con l'incertezza di non essere confermati.
In tutto i precari del Cup sono circa 100, otto quelli che rischiano da qui alla fine dell'anno: «Serviamo l'azienda da anni, ma siamo invisibili- gridano al sindaco- siamo persone oneste, abbiamo famiglia, siamo il front office della Asl, chiediamo di essere stabilizzati». «Avete venduto il servizio del Cup alle cooperative- continuano- ci avete precarizzato, mercificato, quando potevamo essere una risorsa per il pubblico impiego».
La direttrice generale dell'Azienda sanitaria Toscana nord-ovest, Maria Teresa De Lauretis, risponde: «Le cooperative- dice- ci hanno sempre assicurato che tra malattie, ferie, maternità e sostituzioni avrebbero avuto bisogno di confermare il personale del Cup; se poi dal giorno alla notte i dipendenti smettessero di ammalarsi, allora dovrebbero fare i conti con alcuni esuberi, ma non è mai successo».
Per la De Lauretis qualche fischio e qualche boato di dissenso: i precari così non sono stati tranquillizzati. Quando parla Isa Zanzanaini, rappresentante sindacale per tutte e tre le sigle, leggendo un documento condiviso da Cgil, Cisl e Uil, la sala si scalda ancora di più. L'intervento troppo soft del sindacato non piace e dalla sala mormorano: «Non ci tutelate più, tutti a casa, anche voi». In consiglio girano diversi documenti, volantini e appelli. Quello del Collettivo Sos- salute organizzazione sanità, dice: "Non aspettiamoci niente di buono da questi politici e politicanti; hanno fatto della salute un mercimonio, dell'ospedale uno scempio e del diritto un favore".
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