Sicurezza
De Lauretis: la sanità apuana non è di serie B
La direttrice Asl ammette il problema Rsa e liste di attesa, ma assicura: «Sul territorio le risposte ai bisogni ci sono»
MASSA. Che ci siano problemi Maria Teresa De Lauretis, direttrice generale dell’Asl, al consiglio comunale sulla sanità lo ammette. E quando dice problemi pensa soprattutto alle liste di attesa e alla Rsa negli spazi della Fondazione Pelù.
Non ci sta, però, a sentir parlare di una sanità di serie B e di una incapacità di integrazione tra i servizi ospedalieri e quelli territoriali. Perché - per parafrasare la direttrice - chi viene dimesso, nel territorio trova risposte. E il concetto Maria Teresa De Lauretis lo traduce in numeri: «50 persone dimesse dall’ospedale ogni mese vengono gestite dal territorio». Per sone il cui stato di salute consente di lasciare il reparto, ma impone ancora l’assistenza. Insomma, a chi disegna una sanità territoriale frammentata o ridotta ai minimi termini, la De Lauretis risponde con un no secco, un no che motiva con i dati, soprattutto sul fronte delle cure intermedie ,vale a dire di quelle strutture che prendono in carico il paziente nel percorso post dimissioni: «Nel 2010 i posti letto di cure intermedie erano 10, nel 2011 li abbiamo portati a 14 cui si sono aggiunti i posti letto in hospice, quindi nel 2014, con finanziamento regionale, abbiamo raggiunto quota 28. Oggi ne abbiamo 34 di cui 6 ad alta intensità (leggi: per pazienti con patologie più impegnative). I posti letto per le cure intermedie - tira le somme - non mancano». Bene le cure intermedie e bene un altro servizio territoriale: la medicina d’iniziativa. Quella medicina prevede che siano gli operatori a chiamare, visitare e controllare il paziente cronico e non viceversa: «Sono coinvolti il 75% dei medici a fronte di un obbiettivo regionale del 60%». Sanità territoriale con qualche neo, ma di qualità e un ospedale che, dopo l’effetto trasloco, «è a pieno regime» e conta su un pronto soccorso che «ha un tempo medio di attesa di 35 minuti». Quadro incoraggiante, ma le dolenti note arrivano: la Rsa Pelù aspetta da anni, tra imprese fallite e rescissioni contratti. «Abbiamo affidato i lavori - annuncia la De Lauretis - e cercheremo di potenziare i servizi diurni». Quelli che prendono in carico l’anziano sgravando la famiglia. Ma la più dolente delle note è un’altra: appuntamenti, soprattutto per la diagnostica, alle calende greche. Maria Teresa De Lauretis ammette che «le liste di attesa sono il tallone di Achille» e spiega che la consapevolezza del problema c’è anche in Regione tanto che Firenze ha disegnato, per il 2017, una nuova organizzazione del sistema prenotazioni che prevede “binari” distinti per i malati cronici, le prime visite, le mamme. E soprattutto assicura a chi fa una visita e deve eseguire un successivo controllo, di uscire dall’ambulatorio con la prenotazione effettuata. Certo l’assunzione di radiologi darebbe una bella mano, e l’Asl - parola della De Lauretis - sarebbe disposta a farle quelle assunzioni, «ma trovare medici radiologi è veramente difficile». Qualche ombra - per parafrasare - in una sanità che funziona e di cui troppo spesso si parla male: «E se noi parliamo male, perché qualcuno dovrebbe venire qui?». Invito a valorizzare le qualità e le risorse che abbiamo.
Chiara Sillicani
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