Trasporti
«AscomTur, condannate i due dipendenti»
Il pm ha chiesto un anno e sei mesi ciascuno per una coppia accusata di appropriazione indebita
MASSA. Un anno e sei mesi e novecento euro di multa per entrambi gli imputati. Sono queste le richieste del pm Alessandro Marco Rappelli per il processo sugli ammanchi ad Ascom Tur, che vede sul banco degli imputati moglie e marito, Maria Giudice e Franco Boccardi, Il loro legale invece ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. A decidere sarà il giudice Giovanni Sgambati a dicembre, quando oltre alle repliche delle parti ci saranno la camera di consiglio e la sentenza. Anche se nel frattempo incompe la prescrizione: dei reati contestati due si sono cancellati nel tempo, altri lo faranno a breve. Subito dopo la decisione di Sgambati. In tutto le somme che secondo l’accusa sono sparite ammontano a 50mila euro.
Un giro di assegni che, secondo la procura, sarebbero stati incassati in contanti, anzichè versati. Da qui l’indagine e poi il processo per appropriazione indebita che vede sul banco degli imputati i coniugi Boccardi. Nelle passate udienze ci sono stati testimoni eccellenti, come Almo Cacciatore (ex assessore provinciale) sentito come consulente nominato da Confcommercio per esaminare i libri contabili dell’associazione. Il perito è stato incalzato dai legali degli imputati per capire come è stato possibile contestare quelle cifre ai loro assistiti. Da quanto è emerso, e da quello che è stato riferito nelle scorse udienze, ci sono stati assegni per prestazioni effettuati da AscomTur che dovevano essere intestati a Confcommercio e invece secondo l’accusa sono stati emessi a nome dei due dipendenti finiti sott’accusa. Assegni (14 intestati alla dipendente e 5 al marito finiti nel fascicolo del pubblico ministero) che venivano cambiati a prelievo. Cacciatore, componente del cda di Confcommercio, era stato incaricato dall’ex sindaco Fabrizio Neri di controllare tutti i movimenti. Ma non era stato facile per lui farsi consegnare la documentazione necessaria. Neri ha già testimoniato: «Al mio ritorno nella gestione dell’amministrazione – aveva detto Neri al giudice Sgambati – ho notato una continua mancanza di liquidità. Insomma, i conti non tornavano: incassavamo ma in banca restava ben poco». A dicembre la sentenza, un attimo prima della prescrizione. Ma siamo sempre ancora al primo grado.
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