Il Tirreno

Beni estimati, esame oggi a Roma

Beni estimati, esame oggi a Roma

Confindustria attacca: «Comunque vada non sarà il giudizio universale»

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CARRARA. Stamani la Corte Costituzionale si esprimerà sia in merito al ricorso presentato dal governo Renzi contro la nuova legge regionale sulle cave, sia riguardo ai ricorsi presentati dai titolari di beni estimati, che rivendicano queste cave come proprietà privata.

In città sul tema il dibattito è aperto da una vita. Due giorni fa su queste colonne il segretario della Cisl Andrea Figaia aveva espresso un suo giudizio sul caso. Un giudizio che dà lo spunto a Confindustria non solo per repliacre ma anche per fare il punto della situazione, la versione degli imprenditori.

Dice Confindustria: «Andrea Figaia immagina un "cinepanettone" tutto suo sull'istanza di legittimità di un pezzo della legge ragionale cave in esame presso la Corte Costituzionale. Il giudizio, infatti, non riguarda il dilemma se "la montagna" o una parte delle cave di Carrara siano pubbliche o private ma il perimetro della potestà legislativa regionale. No, caro Figaia, ciò di cui si occupa la Consulta fa parte di un film completamente diverso: alcuni imprenditori hanno acquistato in base ad atti, contratti e iscrizioni catastali (e forti di affidamenti fatti di leggi regionali, regolamenti comunali e sentenze…) diritti di proprietà che sono stati semplicemente obliterati dall'art 32 della legge cave; questa non si è nemmeno preoccupata di prevedere qualche forma di indennizzo. Nel rinvio alla Corte, il Giudice di Massa ha ritenuto che tutto ciò sia in aperto conflitto anche con i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Di questo si tratta: se la goffa parodia di un articolo (il 32) presentato come se fosse solo "ricognitivo" abbia in realtà varcato il confine delle regole e della certezza del diritto.

Figaia confonde le carte e punta il dito contro la proprietà privata delle montagne trascurando macroscopici dati di fatto: il riconoscimento dei titoli di proprietà non attiene alle montagne ma alcune superfici ben delimitate (le cave o porzioni di cave); in Italia, inoltre, la maggior parte delle cave sono in regime di proprietà privata mentre quelle delle Alpi Apuane sono in larga parte (70%) pubbliche. Se il suo ragionamento fosse lineare, l'accusa di far west dovrebbe essere rivolta non ai proprietari di beni estimati ma alle nostre Amministrazioni Pubbliche che sono proprietarie del 70% delle cave e ne dettano le "regole" per l'esercizio delle attività estrattive.

In ogni caso possiamo avere cave "private" che, in regime di autorizzazione, sono gestite in modo rispettoso dell'ambiente e della sicurezza, e cave "pubbliche" che, in regime di concessione, operano con std meno virtuosi. Per quanto riguarda Carrara, la sola differenza sostanziale tra queste e quelle, ovvero i minori introiti per le casse comunali, vede le imprese da molto tempo disposte, in linea di principio, a pagare gli stessi canoni indipendentemente dal carattere pubblico o privato delle cave.

Attendiamo dunque con serenità la decisione della Corte che, in ogni caso, non è e non sarà il "giudizio universale" auspicato da ambientalisti e da Figaia. Comunque vada, più che alla sentenza della Corte, è alle leggi regionali, possibilmente emendate, che tutti dovremo fare riferimento per gestire le cave nel rispetto delle regole e per sostenere gli investimenti e l'occupazione di cui il territorio di Massa Carrara ha estremo bisogno».

Cosi Confindustria. Oggi, quando si parla di beni estimati, si fa riferimento a mappali o cave intere che si sono dilatati fino a interessare il 33% degli agri carraresi. Attualmente le cave completamente bene estimato, cioè ritenute ancora private e non soggette a canone di concessione, sono 8: cava 13 Pescina A (ditta Calacata Pescina srl); 41 Collestretto (Conserva Dante); n. 64 La Madonna (Cave di Sponda srl); n. 67 Bettogli (Zona Mossa, Vanelli Aldo Marmi di Giorgio Vanelli); n. 94 Valbona B (Brunella Marmi srl); n. 115 Vara Alta ( Finestra Marmi di Spadoni Elio); n. 175 La Piana A (Ingra srl); n. 177 Artana B (Bernacca Luigi). Ce ne sono invece 29 completamente agro marmifero comunale.

Tutte le altre 44 cave hanno quote più o meno alte di bene estimato e fra esse vi sono quelle più pregiate di Bettogli e Calocara. Si calcola che, in termini di canone di concessione, le cave ora in regime di bene estimato, se riportate al Comune, darebbero un gettito di circa 4 milioni.

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