La protesta
«Stop alle cave del Sagro» Il fronte del no alza la voce
Affollata assemblea in municipio, ambientalisti e cittadini contro il ritorno dei camion in città e per lo stop all’escavazione nel parco. «E Cig per i cavatori»
CARRARA. No al ritorno dei camion a Carrara, no alla via di arroccamento tra il Murlungo e il piano e, soprattutto, no alla coltivazione delle cave ai piedi del Sagro. È il diktat uscito dall’assemblea pubblica - partecipatissima nonostante il maltempo – organizzata dal consiglio dei Cittadini Carrara Centro. Assenti imprenditori ed enti, l’unico a metterci la faccia per l’amministrazione è stato l’assessore Massimiliano Bernardi, contestatissimo.
Il caso Sagro scalda gli animi della città che venerdì sera ha detto il suo no perentorio al ritorno dei camion sulle strade del centro. Nonostante la pioggia battente e i fulmini all’orizzonte, la sala di rappresentanza di palazzo civico si è riempita in occasione del dibattito organizzato dal consiglio dei Cittadini per fare chiarezza su una questione che nel corso dell’estate ha scatenato accese polemiche. Tanti, purtroppo, i forfait dell’ultima ora soprattutto tra il fronte dei “sostenitori” della necessità di salvare le cave del Sagro e i loro 40 lavoratori. All’appuntamento non si sono presentati pur essendo stati invitati il sindaco di Fivizzano Paolo Grassi – nel cui territorio insistono i siti estrattivi del Sagro -, il presidente del Parco delle Apuane Alberto Putamorsi, il presidente della Provincia Ugo Malatesta, né gli imprenditori Amedeo e Pietro Boiardi e Lucio Boggi, referenti delle società che coltivano quel sito. L’unico a metterci la faccia per il fronte istituzionale è stato l’assessore all’Ambiente Massimiliano Bernardi che ha ripercorso le tappe del protocollo precisando che a oggi niente è ancora stato firmato.
Il fronte del “no al protocollo”, se pur con sfumature diverse a seconda dei casi, si è presentato compatto su una posizione molto chiara: il problema – hanno detto ambientalisti e ricercatori – non è solo o tanto il passaggio dei camion da Carrara ma l’impatto - non più sostenibile in termini di rapporto tra i tanti danni all’ambiente e i pochi benefici economico/occupazionali - dell’attività estrattiva ai piedi del Sagro.
Pino Sansoni di Legambiente Carrara ha chiesto esplicitamente la chiusura di tutte le cave all’interno del Parco delle Apuane, riconvertendo i posti di lavoro persi nella cura dei siti che rimarranno attivi (vedi pulizia della marmettola a tutela delle fonti) e nel turismo. Fabrizio Molignoni del Cai ha auspicato lo stop a tutti i siti estrattivi che insistono su aree di pregio tamponando le ricadute occupazionali attraverso il ricorso «a quegli ammortizzatori sociali che in tanti altri casi abbiamo visto usare con estrema facilità». Alberto Grossi, ambientalista dell’anno, ha ricordato che per la legge Galasso tutte le cave sopra i 1650 metri sono illegali e che, quelle del Sagro in particolare «hanno una redditività bassissima, tra il 20 e il 30% visto che danno un marmo altamente fratturato». Andrea Ribolini, biologo, ha sottolineato come l’attività estrattiva rappresenti una minaccia costante a un ambiente, quello della zona tra Borla e Murlungo, unico dal punto di vista della biodiversità e della ricchezza di specie endemiche e che «potrebbe diventare una risorsa enorme, anche dal punto di vista occupazionale in chiave turistica».
A questo punto si è aperto lo spazio degli interventi dal pubblico, tutti contrari al protocollo: l’ex presidente della Circoscrizione Carrara centro Gianpalo Pezzica ha rammentato il suo incidente “sfiorato” proprio con un camion proveniente dal Sagro mentre Mauro Chessa ha annunciato che la fondazione dei geologi Toscani ha chiesto formalmente il contingentamento dell'estrazione, «per tutelare ambiente e sicurezza sul lavoro minacciati da un’attività che viaggia su ritmi non più sostenibili e che – ha attaccato il professionista - serve solo a pagare le Rolls Royce ai Bin Laden».
«Le Rolls Royce non le paghiamo ai Bin Laden ma a qualcuno che da Carrara porta i suoi capitali all’estero», ha rilanciato Claudia Bienaimè, di Carrara Bene Comune, rincarando la dose delle critiche alla classe imprenditoriale che scava i nostri monti. «Con questa battaglia per salvare le cave del Sagro, gli enti stanno non tutelano l’occupazione ma alcuni imprenditori, sulla base di scelte non politiche ma dettate da rapporti personali» ha rincarato la dose Grossi.
La “spallata” finale al protocollo d’intesa e alle cave del Sagro è arrivata proprio dall’interno dell’ente che quel documento l’ha proposto: Riccarda Bezzi, esponente del fronte ambientalista nel direttivo dell’Ente Parco, l’unica ad aver votato contro al protocollo: «Le amministrazioni devono iniziare a togliere le autorizzazioni alle cave non in regola, come appunto quelle del Sagro. Un ente che propone – come è accaduto – dei frantoi prima e una strada poi per “salvare” attività che non rispettano l’ambiente è un’aberrazione. Il Parco, piuttosto che progettare vie di arroccamento che devasteranno habitat unici, dovrebbe progettare soluzioni occupazionali alternative perché è ora di chiudere le cave del Sagro».
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