Il dolore
Ora il volontariato ha il suo Giubileo
Un’intera giornata che la Diocesi dedica a chi cura gli altri Caritas: tanti poveri italiani e tante associazioni di aiuto
MASSA. Nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno giubilare della Misericordia, domenica 25 settembre, si terrà a Massa il Giubileo del volontariato, un’iniziativa del vescovo Monsignor Giovanni Santucci per offrire alle associazioni di volontariato una giornata di riflessione su povertà e aiuto. La giornata è stata presentata da don Luca Franceschini, con il direttore della Caritas Almo Puntoni e il presidente della Misericordia Fausto Casotti. In una nota con cui il vescovo invita cittadini e fedeli a partecipare si legge: «Sarà una giornata di comunione e testimonianza reciproca, un appello a pensare la vita in modo diverso; si può costruire un mondo bello e sereno, se ciascuno ama e si prende cura del fratello».
Il programma prevede la partenza, alle 15.30 dallo stadio, dei mezzi di tutte le associazioni di volontariato esistenti sul territorio, che si recheranno in piazza Aranci; alle 16 dalla chiesa di S. Sebastiano la sfilata delle associazioni con stemmi e insegne per arrivare davanti alla Cattedrale dove si terrà una meditazione di don Franco Martini, sacerdote della diocesi di La Spezia. Alle 17 il passaggio dei partecipanti sotto la Porta Santa e alle 17.30 la celebrazione della messa presieduta dal vescovo Santucci. Tutti i sacerdoti saranno sempre a disposizione per le confessioni.
«L’iniziativa - spiega don Luca - è un collegamento tra il tema del Giubileo e quello del volontariato, con l’obiettivo non di una parata di stemmi, ma di una riflessione sul servizio che ogni associazione rende al prossimo. L’insegnamento è essere misericordiosi come il Padre e superare il forte individualismo che caratterizza i tempi moderni». L’occasione è valsa anche per discutere delle Caritas e delle nuove emergenze: «Come disse qualcuno molto tempo prima di me - spiega Puntoni - i poveri non ci abbandoneranno mai; è vero che sono aumentati, è vero che un tempo nella nostra provincia erano per lo più stranieri, mentre oggi abbiamo il 50% di italiani e il 50% di extracomunitari che si rivolgono alle nostre mense, o che chiedono di potersi vestire. La fascia più colpita è tra i 45 e i 65 anni: persone che hanno perso il lavoro e non sono ricollocabili. Ci sono anche tanti papà, divorziati, rimasti senza casa. E poi i clochard che hanno una filosofia di vita diversa e chiedono di essere aiutati a modo loro; spesso non vogliono essere salvati dalla strada. Le associazioni di volontariato in provincia sono tante - conclude Puntoni - molte storiche, altre giovani. Il problema è che si potrebbe fare sempre di più».
Manuela D’Angelo
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