Sicurezza
Edison si chiama fuori Ma per l’ Arpat i veleni sono ancora lì
Per la società le sostanze tossiche presenti provengono da altri siti l’agenzia ambientale dice no e rileva ddt, arsenico e piombo
MASSA CARRARA. Si richiede "ad Arpat di presenziare a tutti gli scavi che saranno effettuati in futuro all'interno dell'area ex Farmoplant, al fine di verificare la tipologia degli eventuali materiali (terreni, materiali di riporto, rifiuti), rinvenuti, nonché di analizzare, in contraddittorio, i campioni prelevati dalle pareti e dal fondo degli scavi". Questa la richiesta espressa nel verbale dell'ultima conferenza di servizi istruttoria, convocata al ministero dell'Ambiente lo scorso 20 luglio 2016, durante la quale sono stati esaminati caratterizzazioni, monitoraggi e attività di bonifica e messa in sicurezza di 9 aziende, insediate nelle aree ex Ferroleghe ed ex Rumianca a Carrara ed ex Sabed/Bario ed ex Montedison/Farmoplant a Massa, in quelle porzioni della zona industriale rimaste nel Sin.
Il documento – in cui il primo dato che colpisce sono le assenze dei rappresentanti di Regione Toscana, Comune di Massa ed Asl alla conferenza – dedica ampio spazio alla descrizione dello stato di compromissione ambientale che interessa ancora oggi il lotto 3 dell'ex Farmoplant, quello all’incrocio tra via degli Unni e via Dorsale, acquistato dalla cooperativa La Victor nel 2001. Il verbale della conferenza ricorda che per tale area, come del resto anche per tutta l'intera superficie occupata un tempo dalla Farmoplant, risulta già completata una prima bonifica, effettuata dalla Cersam Srl (ex Farmoplant) e certificata dalla giunta regionale con decreto n. 3875 del 22 settembre 1995. Su quei terreni, però, che sulla carta risultavano già disinquinati, sono stati in seguito rinvenuti dall'Arpat altri rifiuti e veleni, costringendo ad intraprendere ulteriori procedimenti di bonifica. La conseguenza è che nelle settimane scorse nell'area sono stati prelevati campioni di terreno per effettuare nuove analisi e si stanno ancora praticando scavi per rimuovere terre. Si tratta di attività approvate dal ministero dell'Ambiente nella stessa conferenza di servizi.
A seguito di questi scavi, però, si sono sprigionati miasmi che hanno provocato proteste nella vicina frazione di Alteta con tanto di segnalazioni di malesseri e intervento della polizia municipale.
A svolgere questo ulteriore intervento di messa in sicurezza di emergenza, che prevede la rimozione e lo smaltimento dei terreni nella discarica di Cava Fornace a Montignoso (a patto che rientrino nei codici di conferimento attualmente autorizzati) è la società Abc Ambiente Srl, per conto della Edison Spa (ex Montedison), individuata come soggetto inquinatore. Proprio in merito a quest'ultimo aspetto è interessante notare che il verbale della conferenza sintetizza una relazione tecnica del 19 gennaio 2016 in cui Edison sostiene che gli inquinanti presenti nella falda sottostante all'ex Farmoplant (composti alifatici clorurati cancerogeni e non, ammoniaca e manganese) sarebbero "provenienti da monte idrogeologico" ed assolutamente non "collegabili ai processi produttivi della Farmoplant", ossia i pesticidi. Edison, afferma anche che la barriera idraulica costituita da 6 pozzi, installata nel 1984 e potenziata nel 1995, rimasta sempre in funzione, anche dopo la cessazione della Farmoplant nel 1988, starebbe svolgendo la sua funzione di intercettazione degli inquinanti "in maniera efficiente ed efficace, impedendo che questi si propaghino a valle". Secondo la società, dunque, che si riserva "di tutelare i propri diritti presso le sedi competenti, anche di natura giurisdizionale", la Farmoplant non può "continuare a rispondere della situazione di inquinamento della falda", le cui sostanze tossico-nocive arriverebbero da altri siti.
In precedenza, però, da una nota dell'Arpat, acquisita dal ministero dell'Ambiente il 17 giugno 2008, era emerso che i campioni di terreno prelevati dalle pareti e dal fondo degli scavi eseguiti nell'area in questione dalla Fenice Srl per conto della stessa Montedison Spa avevano mostrato la presenza di alcuni inquinanti riconducibili proprio alle lavorazioni effettuate nello stabilimento Farmoplant e numerosi superamenti per i parametri di arsenico, mercurio, piombo, idrocarburi policiclici aromatici, sottolineando anche che alcuni di questi superamenti non erano stati riscontrati dall'azienda. Inoltre, l'analisi del materiale utilizzato per il ripristino delle quote depresse aveva evidenziato superamenti per i parametri di arsenico, piombo, mercurio, Ipa, policlorobifenili, dieldrin, e vari pesticidi fra cui il ddt.
Per quel che riguarda invece lo stato delle acque sotterranee è importante ricordare quanto si legge nel verbale di un'altra conferenza di servizi, tenutasi al ministero il 10 febbraio 2009, che individuava nella falda superamenti per i parametri di manganese, piombo, trielina (oltre 10 volte il limite), percloroetilene, dicloroetilene, cloruro di vinile, pesticidi, ammoniaca (oltre 26 volte il valore di riferimento indicato dall'Istituto superiore di sanità) e solfati. Nel 2015 il percloroetilene, prodotto altamente tossico, utilizzato come solvente o nella lavorazione dei metalli, è stato scoperto in concentrazioni oltre il limite anche nella falda che attraversa via Calatella a Mare, in un terreno destinato ad uso residenziale, ubicato 260 metri dall'area ex Farmoplant.
Nel verbale della conferenza del 2009 il ministero, in merito alle platee di cemento interrate nell'area La Victor, nei terreni sopra le quali l'Arpat riscontra ancora oggi la presenza di idrocarburi pesanti in concentrazioni pari a 1.200 mg/kg, dieldrin, ddt e analoghi, ordinava la rimozione delle stesse, al momento non eseguita e di effettuare almeno un sondaggio ogni 2.500 metri quadrati nella loro impronta, "al fine di caratterizzare i suoli sottostanti, ricercando tutti i parametri previsti dal piano di caratterizzazione approvato per l'area in esame".
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