Il Tirreno

L'ultimo partigiano: «A Bergiola Foscalina io ho visto l’orrore»

L'ultimo partigiano: «A Bergiola Foscalina io ho visto l’orrore»

Il racconto di Sergio Dell’Amico (Focon): non dobbiamo dimenticare. «Gli amici e compagni di allora sono morti in modo atroce, uccisi dai nazifascisti»

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CARRARA. Un pezzo di storia. Il testimone e protagonista di una delle pagine più dolorose della storica della città, l’eccidio di Bergiola Foscalina. E, soprattutto, un partigiano e un uomo che di quella tragedia vuole dare la sua importante versione.

«Mi chiamo Sergio Dell'Amico, Focon per chi mi conosce - scrive in una lettera - Sono nato il 5 gennaio del 1928. Sono stato partigiano, anzi sono l'ultimo partigiano di Bergiola Foscalina, mio paese natio e dove ho sempre vissuto».

«Quest'anno - continua - ricorre il 72°anniversario dell'eccidio avvenuto nel mio Paese da parte dei nazifascisti aiutati dai repubblichini, le camicie nere italiane. Oramai i ricordi dei vivi sono come nebbia che si dirada nel mattino estivo. Le commemorazioni - sottolinea Sergio - servono finchè ci siamo ancora Noi, purtroppo pochi, partigiani in vita. Dopo sarà tutto dimenticato, il buonismo avrà il sopravvento. Forse si arriverà a dire che: beh tutto sommato i fascisti non erano così male; dalla parte del torto passeremo noi che abbiamo dato i nostri migliori anni e le nostre vite per avere "libero" questo nostro Paese e combattuto per la Libertà!»

«Un paese libero, dalla furia cieca dei nazisti che scappavano in ritirata e lasciavano dietro di sè morti e macerie. Così come a Bergiola Foscalina. Ma libero soprattutto dai "mai morti" la razza peggiore che si potesse combattere - prosegue - Altri non erano che i vecchi compagni di scuola o i vicini di casa o comunque gente del luogo che si era venduti anima e corpo al fascismo più bieco e nulla ci metteva a "vendere", tradendo, un loro vecchio amico, che però era partigiano, alle squadracce delle camicie nere che passavano poi a far "pulizia" e a punire il "rivoltoso", fino a ucciderlo nei modi più atroci».

«Quanti amici e compagni ho perso così- scrive Sergio - Purtroppo finita la guerra, questi "signori"dalle camicie nere, fecero il famoso salto della quaglia e molti diventarono dirigenti di partito, soprattutto Comunisti e Socialisti. Gli stessi che durante la guerra gli erano nemici, ma che ora gli tornavano comodi».

«Questi signori nel corso degli anni hanno fatto carriera e chi come me ha combattuto loro e gli altri invasori, si è ritrovato a "combattere" sempre e per tutta la vita in difesa del posto di lavoro e cercando di mantenere dignitosamente una famiglia - conclude il suo intervento Sergio, Focon - Noi Partigiani ci pieghiamo ma non ci spezziamo. Siamo e saremo Partigiani per sempre! Viva il Partigiano, Viva la Libertà!» Si chiude così la lettera di Sergio Dell’Amico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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