Finanza
«Punto nascita da record»
Ragusa: pochissimi cesarei, più fatica per la mamme e più vantaggi
MASSA. È il medico delle donne e dei bambini, il dottore di chi ha - o vuole avere - il pancione. Antonio Ragusa, classe 1960, milanese, importanti esperienze formative all’esterno, dal 2014 guida il reparto apuano di ostetricia e ginecologia. Ed è lui che la direzione generale ha scelto, a luglio, per affidargli la guida dell’intera area ostetrico-ginecologica della nuova aslona della Toscana nord Ovest.
Dottor Ragusa, qual è oggi il suo compito, nell’ambito della nuova grande azienda sanitaria?
«La premessa è che non esistono più i dipartimenti delle singole aree ospedaliere. Esiste, invece, un unico dipartimento per l’intera Toscana di nord ovest. Esiste quindi un unico, grande dipartimento materno infantile guidato dal dottor Raffaele Dominici (pediatra lucchese ndr). Il dipartimento è a sua volta suddiviso in due aree, una pediatrica di cui è responsabile un neonatologo livornese e una ostetrico- ginecologia di cui sono responsabile io».
E qual è la finalità di quell’unico grande dipartimento?
«Beh, il primo obbiettivo è definire e realizzare progetti comuni. Tra questi, per esempio, un percorso centralizzato per la cura delle pazienti ginecologiche oncologiche (articolo sotto)».
Prima di parlare di ginecologia, parliamo di ostetricia, della mamme che partoriscono e dei bimbi che nascono. Quanti punti nascita sono sotto la sua direzione?
«Io coordino la ostetricia e la ginecologia di 5 ospedali: Cecina, Livorno, Lucca, Massa e Versilia. Ciascuno di quegli ospedali ha un punto nascita, si aggiungono poi i punti nascita di Barga e dell’ospedale pediatrico apuano».
Quindi il percorso nascita sarà identico in tutta la Toscana nord Ovest?
«Assunto l’incarico, io ho realizzato un’indagine dettagliata sui numeri di ogni punto nascita per avere un quadro completo. Bambini nati, cesarei, episiotomia (il taglio per facilitare il parto ndr). L’impegno è proprio quello di creare un’omogeneità di comportamento e un percorso condiviso in tutti i punti nascita».
Nel nostro ospedale il numero di cesarei è molto basso e spesso le donne si lamentano di essere costrette a lunghi travagli. È così?
«È un tema complesso e delicato. A Massa abbiamo un numero di cesarei basso e una percentuale di episiotomie contenuta sotto il 5% e questo è l’obbiettivo che dovranno raggiungere anche gli altri punti nascita».
Perché è meglio ridurre i cesarei?
«Oggi il parto è in ospedale e questo è un vantaggio enorme per la salute e la sicurezza delle donne e dei bambini. Uno svantaggio però c’è perché l’ospedale spesso contribuisce a denaturalizzare il parto intervenendo sul corpo della donna e modificando un percorso che è, appunto, naturale. Si interviene, per fare degli esempi, rompendo il sacco o stimolando il parto con l’ossitocina. È invece indispensabile ridurre quei tipi di intervento e rinaturalizzare il più possibile il parto. Noi facciamo proprio questo e intervenire poco significa, per semplificare, ridurre errori o pasticci. Ricordiamo che il parto naturale è vantaggioso per la mamma e per il bambino».
E quali sono i vantaggi?
«Si tratta di vantaggi importanti anche se non percepibili nell’immediato. Il bambino che nasce con parto naturale è meno soggetto a tumori, a leucemie, obesità, allergie e patologie auto immuni. E i vantaggi sono anche per la mamma che, in caso di altre gravidanze, non rischia patologie alla placenta. Capisco che nell’epoca della modernità e della sperimentazione di nano particelle per la cura del tumore, il parto naturale risulti antimoderno, ma è un processo naturale che si è definito e perfezionato nei millenni. Non dimentichiamo poi che al cesareo è legato un rischio di emorragia».
Naturalizzare il parto, significa anche non utilizzare analgesia e dire no alla epidurale?
«Assolutamente no. Le donne hanno il diritto all’analgesia e a Massa è garantita. La percentuale di donne che ricorrono all’epidurale durante il parto naturale è del 33%, vale a dire una su tre».
Lei sa, però, che molte donne si lamentano per i travagli lunghi ed estenuanti?
«È vero, nel nostro punto nascita i travagli durano di più perché facciamo partorire più donne naturalmente proprio per garantire a loro e ai loro bambini i vantaggi di cui dicevo. È normale e naturale lo sfogo di una donna che soffre, ma l’importante è che le pazienti si affidino e sappiamo che sono tutelate e sicure. Se aspettiamo è perché sappiamo che ci sono le condizioni per farlo in piena sicurezza».
A volte, però, dopo un lungo travaglio, il cesareo arriva comunque...
«Certo, può capitare e non è una sconfitta perché proprio il travaglio garantisce tutti vantaggi di cui dicevo a mamma e bambino».
Un percorso più faticoso, ma naturale, sicuro e vantaggioso, quindi.
«Esattamente ed è importante che le donne si fidino e si affidino. Il punto nascita funziona bene, lo confermano i dati. Partoriscono da noi 1.600 donne l’anno di cui 400 provenienti dalla provincia di La Spezia. Questo significa che esercitiamo una forza di attrazione, la nostra filosofia forse è più faticosa, ma anche più sicura. Il tasso di mortalità o di problemi del bambino alla nascita è tra i più bassi in Toscana e in Italia».
Il bimbo nasce e si apre un altro tema: l’allattamento al seno. Lei cosa ne pensa?
«Penso che gli estremismi non debbano essere ammessi e che se una donna sceglie l’allattamento artificiale, deve essere messa nelle condizioni di farlo. Negli anni ’70 e’80 l’allattamento al seno era raro, poi se ne sono riscoperti i vantaggi. E non solo perché è economico e pratico, ma anche perché, per fare un esempio, riduce il rischio di tumori alla mammella nella mamma. Abbiamo quindi dovuto rinsegnare ad allattare, attivando anche i corsi. E i risultati sono buoni».
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