Il Tirreno

Due grandi centri per il tumore femminile

Due grandi centri per il tumore femminile

Il progetto per accentrare la cura del cancro: «Il fine è garantire le migliori professionalità»

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MASSA. Antonio Ragusa è il responsabile dell’area ostetrica e ginecologico dell’intera azienda Asl Toscana nord Ovest. È lui a spiegare che la creazione di una grande azienda sanitaria, con altrettanto grandi dipartimenti, ha il merito di definire percorsi condivisi e progetti comuni.

E uno di quei progetti è quello per la creazione di poli regionali centralizzati per la cura del tumore in ginecologia. Nel nuovo ospedale l’area ostetrica e l’area ginecologica sono già state divise: le partorienti e le donne che devono subire interventi per motivi diversi dal parto, tra cui quelle affette da tumore, non occupano gli stessi spazi, nè a loro sono destinate le stesse sale operatorie.

Ora lo scopo è accentrare la cura del tumore in grandi centri regionali e a questo stanno lavorando i ginecologi della Aslona, coordinati da Antonio Ragusa:« Credo che l’obbiettivo - spiega proprio Ragusa - sia creare due grandi centri ginecologici regionali destinati alle pazienti oncologiche. Uno a sud- continua - e uno a nord in modo da garantire copertura all’intero territorio e a tutta la popolazione. Centralizzare le pazienti - prosegue Ragusa - è fondamentale per assicurare la professionalità e la massima qualità della prestazione sanitaria».

Il concetto - chiarisce il medico - non è quello del taglio, piuttosto quello di realizzare poli con forte capacità attrattiva. Per tradurre: un medico si forma dove la casistica è tanta, dove si fanno pochi interventi è a rischio la qualità. Creare poli ginecologici oncologici significa centralizzare, concentrare le casistiche, portare in quelle sedi le migliori professionalità e garantire a tutte le donne la possibilità di affidarsi a quei professionisti.

«In questo modo - Ragusa rafforza il concetto - si tutelano le fasce più deboli, quelle che spesso non hanno gli strumenti per scegliere, per discriminare. Sono quelle le pazienti più a rischio. L’esistenza di centri specializzati garantisce a tutti, senza differenza, una risposta di qualità».

Un progetto, dicevamo, a cui i ginecologi e la direzione dell’azienda sanitaria stanno lavorando senza che - almeno per ora - siano state fatte scelte sulle possibili sedi dei due grandi poli regionali per la cura dei tumori femminili.

(c.s.)

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