Il Tirreno

Assindustria: sui beni estimati tante falsità

Assindustria: sui beni estimati tante falsità

La replica degli operatori: i professori scrivono bei libri ma sono le imprese a creare occupazione

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CARRARA. «Sull'atteso pronunciamento della Corte Costituzionale in tema legge regionale cave e beni estimati occorre fare un'operazione di verità prima che una ricostruzione farcita di falsità e di feroci invettive diventi realtà percepita». Lo scrive in una nota la Confindustria apuana.

«La Consulta non è chiamata a stabilire se alcune cave (o parti delle loro superfici) siano private o pubbliche ma a pronunciarsi sulla legittimità di un articolo della legge regionale cave che, come è chiaramente rilevato nel ricorso del Governo, disciplinerebbe un diritto reale, materia notoriamente di competenza esclusiva del Parlamento- continua la nota - È bene ricordare che l'eventuale rigetto del ricorso del Governo non statuirebbe automaticamente che le cave delle Alpi Apuane sono tutte pubbliche; alcune, per esempio, sono legate a contratti notarili precedenti all'editto del 1751; in altre, che erano semplici superfici agricole o boschive, i relativi permessi di ricerca e le autorizzazioni sono stati rilasciati molti anni dopo il regno di Maria Teresa; altre, ancora, sono state oggetto di cessione di pieno diritto di proprietà da parte dei tribunali della Repubblica Italiana».

«Non sorprende più di tanto che, dopo aver demonizzato con una over dose di acredine il settore estrattivo, il solito coro stonato di associazioni e movimenti politici alzi di nuovo la voce con l'intento di indurre la Consulta a rispondere a quesiti ai quali, per alcuni profili, non è tenuta a rispondere e, per altri, non può in ogni caso mettere la parola fine - si chiude la nota - Stupisce, piuttosto, che un gruppo di persone peraltro rispettabilissime e piene di titoli accademici e meriti artistici abbiamo sottoscritto un appello sconclusionato e pieno di falsità senza preoccuparsi di verificare se i teoremi sui quali si sostiene sono fondati; hanno firmato probabilmente in buona fede ma disinvoltamente e senza sapere che nel nostro caso le cave sono già in ampia maggioranza pubbliche e di fatto sottoposte alle regole della gestione del patrimonio pubblico (diversamente da quanto succede nella Sicilia tanto cara a Camilleri!). Il tutto con una differenza sostanziale. I professori scrivono bei libri e dotti trattati. Le imprese investono, mobilitano risorse, creano occupazione».

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di Redazione web