Sicurezza
Ma Vivaldi insiste: non ha la maggioranza
L’ex vicesindaco divenuto “nemico” contesta il mancato rimpasto di giunta e redistribuzione delle deleghe
AULLA. Mentre la sindaca Magnani lo attacca, l’ex vicesindaco Aldo Vivaldi, spiega i motivi che lo hanno spinto ad apporre la propria firma, assieme a quella di altri 8 consiglieri comunali, alla mozione di sfiducia contro la “sua” prima cittadina.
Vivaldi parte dai numeri: «In politica parlano i voti, quindi vale anche la pena di fare i conti, ricordando come i consiglieri di maggioranza firmatari della mozione di sfiducia (Aldo Vivaldi, Sandro Caponi, Juri Gorlandi e Carlo Magrini) abbiano ottenuto 844 voti; come la presidente del consiglio comunale, Roberta Semeria, appena uscita dal gruppo "Noi per Aulla" in seguito a palese dissociazione manifestata nei confronti del neo nominato e nervosissimo capogruppo, ne abbia totalizzati 358; come la consigliera con deleghe a cultura e turismo, Alessandra Colombo, che ha restituito le stesse, ne abbia avuti 310. Pertanto, rappresentano, assieme, più della metà dei voti ottenuti dalla lista "Noi per Aulla". Insomma chi manifesta un malessere rappresenta ben 1.512 voti conto gli 885 di chi continua pervicacemente a sostenere che tutto funziona a dovere».
Quindi, Vivaldi sostiene: «In questi anni ho cercato di mettere in moto le cose e di esercitare con coscienza le deleghe affidategli, trovando, però, sempre muri di gomma ogni volta che proponeva soluzioni». Ed è, soprattutto, la prima cittadina a finire nel mirino di Vivaldi, in particolare sulle deleghe che ha avocato a sé: «Riteniamo un distorto sbilanciamento di poteri che, da sindaco al primo mandato, il primo cittadino sia affidatario di deleghe ai lavori pubblici, al personale e a bilancio e finanze. Alcuni mesi fa fu proposta al sindaco - rivela Vivaldi - una rivisitazione delle deleghe ed un rimpasto, proponendo di inserire anche consiglieri con importante peso elettorale inizialmente scansati con motivazioni del tutto opinabili. Le risposte non sono mai giunte e le decisioni sono sempre state annunciate ma poi rimandate e mai assunte».(g.u.)
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