Il Tirreno

il post di silvia

«Basta intolleranza, mi hanno salvata due marocchini»

CARRARA. Ha subito un torto Silvia, il torto che capita di subire ai pacifici al cospetto dei violenti, agli sfortunati che si trovano dentro la tempesta. La sedia che ha lanciato l’esagitato del...

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CARRARA. Ha subito un torto Silvia, il torto che capita di subire ai pacifici al cospetto dei violenti, agli sfortunati che si trovano dentro la tempesta. La sedia che ha lanciato l’esagitato del Leon D’Oro le ha perforato un polmone, mentre lei tranquilla sedeva al bar. E poi il dolore improvviso, la paura: l’hanno portata in ospedale dove le hanno spiegato il danno.

Ci sono tanti modi per reagire a un’ingiustizia, alla rabbia che si fa sentire quando senza volerlo qualcuno o qualcosa ci trascinano dove non vorremmo. Ma Silvia, al contrario di altri, ha mantenuto la lucidità necessaria, nonostante fosse toccata a lei quella nottata imprevista all’ospedale. Ha aperto facebook e poggiando le dita sulla tastiera ha scritto un messaggio d’impagabile garbo, con la fermezza e la distanza che certe volte non si riesce a mantenere chi commenta da lontano. « Mi piacerebbe che quello accaduto a me ed a altre persone non venisse strumentalizzato e usato come l'ennesimo inno all'intolleranza», chiede nel suo post, dopo aver ringraziato chi l’aveva cercata per sapere come stava dopo l’aggressione.

Riporta ai fatti, con la pacatezza di chi c’era e non vuole sentire stravolgimenti dell’accaduto, pur dovendosi leccare le ferite: «Vorrei specificare che chi ha cercato di fermare quel disgraziato, violento e folle, a prescindere dal colore della pelle, sono proprio due ragazzi extracomunitari e Matteo, compagno di liceo che conosco da una vita. Per me tre persone, tre esseri viventi: punto».

Sul post intervengono in moltissimi. Messaggi d’auguri, di pronta guarigione e di complimenti per la tempra. Li ha meritati. «Le tue parole sono uno schiaffo a chi vuole strumentalizzare», le scrive un amico. Molti altri lodano il coraggio e la dignità di quelle parole. La capacità di non confondere i piani, di non fare di tutta l’erba un fascio.

Silvia interviene anche nei commenti, si accalora mentre cerca di mettere a fuoco quello che vuole dire: «Questo personaggio è un malato di mente: secondo voibisogna prendersela con lui o con questa società? Chi dovrebbe tutelare ,aiutate questa gente , ripeto dove cavolo è?», si chiede polemicamente. Si scusa per gli errori nella scrittura: «Sono sotto sedativo». Ma comunque ha trovato la voglia di scrivere, di ringraziare chi è intervenuto e non lasciare spazio ai fraintedimenti».

«Ragazzi vi ringrazierò per tutta la vita, forse perché, se non foste intervenuti, invece di un polmone perforato, non so cosa sarebbe potuto accadere. Purtroppo il disagio nella nostra splendida città aumenta ogni giorno di più ed è proprio questo che dovrebbe farci riflettere Non il colore della pelle di una persona», conclude. (l.d.)

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