Il Tirreno

Serve mammografia? Aspetti più di un anno

di Chiara Sillicani
Serve mammografia? Aspetti più di un anno

Attacco della Uil: liste di attesa sempre più lunghe e 9.000 prestazioni in meno E sul distretto di Avenza: speso 1 milione senza fare neppure le analisi sismiche

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La riflessione della Uil muove da una constatazione: il numero delle prestazioni erogate dall’azienda sanitaria diminuisce. Di anno in anno. La conseguenza di quella diminuzione - per proseguire il ragionamento - sono i tempi di attesa dilatati fino alla punta dell’iceberg dei 386 giorni per una mammografia bilaterale. Ragionamento fatto, emerge la conclusione: nessun vantaggio per i cittadini costretti ad aspettare le calende greche e parecchi vantaggi, invece, per la sanità privata che conquista sempre più spazio, in particolare nel campo della diagnostica per immagini, dall’ecografia alla tac.

Claudio Salvadori, segretario Uil Fpl, non le manda a dire e assicura che le liste di attesa sono la conferma di un sistema sanitario locale che arranca, soprattutto sul fronte dei servizi distrettuali: «Le Case della salute funzionano secondo la dirigenza dell’azienda sanitaria? Questa è solo una strumentalizzazione dei dati. Prendiamo le visite specialistiche fornite al distretto di Avenza, sempre utilizzando dati forniti dalla stessa Asl: è evidente che dal 2013 al 2015 le prestazioni sono calate di anno in anno. E non stiamo parlando di numeri irrilevanti: in due anni sono state erogate ben 9.099 visite in meno. E non entriamo nel merito di un confronto con anni anteriori per non essere troppo “cattivi”. Un dato che conferma quello che stiamo affermando ormai da anni: una drastica diminuzione delle visite specialiste. Il punto è: a favore di chi? Certamente non dei cittadini, semmai, forse, dei privati che effettuano, a pagamento, i servizi non erogati dal pubblico. E magari - attacca Salvadori - qualche dirigente ha pure preso premi per questo “salto di qualità”».

Poi il segretario della Uil torna ai numeri: «I prelievi domiciliari sono diminuiti di 3.000 unità circa, le vaccinazioni agli over 65 di oltre 2.000».

E - sostiene il sindacato - se il numero di prestazioni diminuisce, vale a dire se sono meno le visite disponibili, la conseguenza è l’impennata delle liste di attesa. Un’impennata che la Uil documenta: un clic sul sito dell’Asl, scarica i tempi di attesa pubblicati dall’azienda a fine agosto 2016, 2015, 2014 e li confronta. Il risultato non è incoraggiante. Vero che nel 2014 da Firenze sono arrivati soldi per le prestazioni aggiuntive, ossia denaro con cui sono stati richiesti e pagati gli straordinari ai medici perché garantissero più visite, altrettanto vero che ci sono prestazioni per cui i tempi di attesa nella zona di Costa (Massa, Carrara e Montignoso) sono davvero“lievitati”.

Un esempio per tutti, la mammografia bilaterale. Nell’agosto 2014 una donna che volesse sottoporsi all’esame doveva attendere 110 giorni, quasi 4 mesi. Un anno dopo, i giorni erano 17 in più. Adesso, per verificare lo stato di salute del seno, tocca aspettare oltre un anno: 386 giorni. Nè l’alternativa è la Lunigiana perché da quelle parti l’esame non si fa. E non va meglio se si opta per un’ecografia: nel 2014 - parliamo sempre del mese di agosto - l’attesa era di 165 giorni, scesi nel 2015 a 162 per risalire nel 2016. E che risalita: al 31 agosto scorso l’attesa era di 300 giorni tondi tondi. E anche in questo caso la “via di fuga” in Lunigiana non c’è. Se l’eco è a tutto l’addome - Salvadori prosegue l’analisi dei dati - tocca mettersi l’anima in pace per 322 giorni. Due anni fa ne bastavano 158, l’anno scorso 182. Ma l’aumento, a parte qualche eccezione (vedi box accanto), è il comun denominatore: per una risonanza magnetica alla colonna, chi ha prenotato lo scorso 31 agosto, ha fissato l’appuntamento dopo 233 giorni, nel 2014 erano 190 (anche se nel 2015 è stato raggiunto il picco dei 299 giorni). Complice una macchina nza ancora ferma in attesa di avere spazi idonei all’ospedale di Carrara e - Salvadori rincara la dose - «tre ecografi che per la maggior parte del tempo stanno a prendere polvere».

Segnali, secondo il sindacalista, di una sanità territoriale in difficoltà: «È una vergogna - e dà la stoccata finale - che non sia stato fatto neanche il rilievo sismico per poter iniziare il progetto del distretto di Avenza quando è già stato speso 1 milione di euro dei 3 stanziati. È una vergogna che tutte le persone seguite dalla medicina d’iniziativa continuino a passare dal Cup per fare gli esami specialistici quando la Regione dice che così non dovrebbe essere. Noi vogliamo che tutti i distretti rimangano attivi ovunque. E - conclude - funzionare a pieno regime significa assunzioni per tutti i profili professionali. Abbiamo programmato un incontro con la dottoressa Monica Guglielmi, responsabile del distretto delle Apuane, per fare il punto della situazione. I problemi vanno risolti senza negare l’evidenza».

Chiara Sillicani

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa