Il Tirreno

«Felici per la pena data alla De Angeli»

«Felici per la pena data alla De Angeli»

Parlano i clienti dell’ex commercialista che sono stati truffati «La condanna ci soddisfa, ma i nostri soldi non li rivedremo»

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MASSA. «Scriva che di anni gliene hanno dati sei, non quattro, così la gente capisce che ci ha portato via tutti i soldi e ci ha rovinati». È la frase che uno dei clienti di Mariannina De Angeli, l’ex commercialista condannata a quattro anni in primo grado, ha detto al cronista del Tirreno dopo la lettura della sentenza. Ma lo ha fatto con il sorriso dando l’idea di una leggera soddisfazione, anche se quei soldi che la professionista doveva gestire per conto suo non li rivedrà mai più.

Erano una decina i truffati dalla Mariannina che l’altra sera alle 20.30 si sono presentati in tribunale per sentire cosa aveva deciso il magistrato. «Almeno la soddisfazione di vederla condannare per quello che ci ha fatto ce la devono dare», spiegava una signora prima dell’entrata in aula del giudice Fabrizio Garofalo. E alla fine la soddisfazione l’hanno avuta. «Ma quello che adesso temiamo è la prescrizione - hanno raccontato - come è successo per altri reati in questa sentenza di primo grado».

Il calcolo è facile. Se Genova impiegherà più di un anno a fissare una data per il procedimento di secondo grado sarà praticamente tutto cancellato, o quasi. Ma in ogni caso i quattro anni dati a Massa non saranno confermati perché bisognerà scalare altri capi di imputazione che con il passare delle settimane verranno dissolti. Garofalo ha fatto i conti fissando la data spartiacque al 5 marzo 2009, tutto quello che è stato commesso prima è andato prescritto. Perseguito invece il resto. La prima denuncia è stata presentata nel maggio del 2011 e lamentava ammanchi che risalivano ad almeno un anno prima. Ecco che si capisce perché i legali della ex commercialista non hanno chiesto né patteggiamenti né riti abbreviati.

«Ci siamo fidati di lei - è stata l’amara conclusione di chi alla fine è uscito soddisfatto dall’aula - perché era una donna che andava in parrocchia e cantava nel coro della chiesa. Era una che c’era sempre e che non ci creava mai problemi. Purtroppo ha approfittato di noi finché ha potuto e non siamo riusciti a riavere indietro il nostro denaro. Adesso c’è la via civile, ma sarà lunga e soprattutto quello che riusciremo a ottenere servirà a pagare gli avvocati. Noi intanto ci stiamo pagando le tasse e anche le sanzioni. È una giustizia a metà, ma tanto sapevamo che sarebbe finita così. Almeno abbiamo la soddisfazione della condanna a quattro anni. Una pena importante». E come detto i sorrisi sono stati il suggello più importante al termine di un processo che a un certo punto sembrava infinito.

Il giudice Garofalo ha fissato anche una serie di provvisionali e di spese legali che l’imputata dovrà saldare. Dalle motivazioni che depositerà tra novanta giorni si capirà qualcosa di più. Intanto però per qualcuno potrebbe già iniziare l’iter in sede civile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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