Il Tirreno

Case ed edifici inadeguati, ecco la città a rischio

di Libero Dolce
Case ed edifici inadeguati, ecco la città a rischio

Sulla mappa della Protezione Civile la maggior parte degli edifici sono in rosso. È il massimo della valutazione in caso di un terremoto violento

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MASSA. Rosso: è il colore che suo malgrado accompagna i disastri dei terremoti. C'è la zona rossa di Amatrice, dove la scossa ha sbriciolato tutto, e c’è il rosso della mappa che alleghiamo. Non perimetra case distrutte o edifici a rischio di crollo. Ma è piuttosto il sintomo di una malattia, varicella del nostro territorio: sono rossi gli edifici indicati con il massimo rischio in caso di terremoto a Massa. Tutto ciò che è rosso è classe di rischio massimo. A guardare bene, quasi tutti gli edifici e le infrastrutture. Un'intera città a rischio e di quei puntini scarlatti, con una scossa violenta, potrebbero rimanere solo i crateri, come nei visi butterai dei bambini che hanno grattato via i segni della malattia. Che invece vanno ascoltati.

La mappa è quella che calcola il rischio sismico nella città di Massa e l’ha realizzata la Protezione Civile nel 2013. Per capire di cosa si tratta bisogna ascoltare l'esperto del Comune, il geologo Roberto Guidi: «Bisogna intanto distinguere tra pericolosità e rischio: la pericolosità è un dato probabilistico di accadimento di un evento sismico di un certo tipo, a livello di effetti di sito si riesce a capire quali sono le zone più pericolose e quelle meno pericolose. Il rischio non dipende solo dalla pericolosità ma da quello che c’è sul territorio e quanto è vulnerabile. Se un terremoto avviene nel deserto è chiaro che il rischio è basso». Dove le infrastrutture sono tante, il rischio aumenta.

C'è poi da considerare l'età degli edifici e il come sono costruiti. «A Massa non esiste un quadro complessivo della situazione di condomini, ville, aziende commerciali e industriali. «Si potrebbero mappare gli edifici costruiti prima e quelli dopo – spiega Guidi – e questa è una cosa che noi nel piano di Protezione Civile abbiamo fatto. Una carta del rischio basata anche sull'anno di costruzione delle abitazioni, c’è un rischio sismico che abbiamo mappato sulla base di questo: tipologia di infrastrutture e anno di costruzione». Massa infatti è stata perimetrata come zona a rischio sismico negli anni ottanta. «Ci sono molte abitazioni, anche nel centro storico di Massa, probabilmente costruite anche in tempi più recenti, che non rispettano le norme antisismiche. Ragionevolmente una casa costruita negli anni settanta si pensa sia più a rischio di quella degli anni ottanta, perché ’ a quel punto c'era una normativa antisismica da seguire».

Ma sugli edifici Comune e Protezione civile hanno poco margine. «Sarebbe opportuno che a livello governativo magari obbligassero a fare questi rilievi su tutti gli edifici sia pubblici che privati», riflette Guidi. Peccato che obbligare i cittadini a spendere soldi per adeguare gli edifici non è tra le misure più popolari per un politico.La Protezione Civile nel frattempo ha continuato ad aggiornare i suoi strumenti conoscitivi. La mappa del rischio che usiamo qui è già datata, e presto verrà aggiornata con nuove informazioni. Come quelli sulla microzonazione sismica, effettuata dal Comune nel 2013. E che sarà aggiunta al nuovo piano di Protezione civile. Insieme a uno studio sulle condizioni limite sull'emergenza, attualmente in attesa di approvazione dalla Regione. «Cerchiamo di stare un passo avanti - spiega il Responsabile del Servizio Protezione Civile, Salvaguardia Idrogeologica e Vigilanza Edilizia, Ferdinando Della Pina - I nuovi dati permetteranno un aggiornamento molto più affidabile del piano di protezione civile dal punto di vista del rischio sismico. Aggiungono informazioni sulle zone abitate, proprio sulle condizioni in cui si potrebbe trovare il territorio in caso di scossa».

I rilievi sulla microzonazione sono stati effettuati su tutta l'area del Comune, anche se solitamente sono richieste solo per i centri abitati. Questo, dice Della Pina, perché « il Comune di Massa ha un’urbanizzazione diffusa dal centro fino a Marina e si è deciso di estenderla».

Fare questo tipo di rilievi è utile sia per conoscere il territorio che per un programmare una prevenzione efficace. «La microzona omogenea - spiega Guidi - è in soldoni una porzione di territorio che si comporta in modo omogeneo a livello sismico: quando arriva l'onda del terremoto una cosa è trovarsi su roccia, un'altra su un terreno sedimentario dove ci sono delle sabbie o delle argille. Gli effetti possono essere peggiori o attenuati».

Per questo è importante questa opera di prevenzione. I regolamenti urbani si basano su questi studi e serviranno, in futuro, per costruire in maniera adeguata alla pericolosità di un tipo di terreno. Per quanto riguarda il passato invece sarebbero importanti degli interventi, anche dei privati. «Sulla prevenzione ognuno dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e decidere cosa fare non solo nei posti dove vive, ma anche dove lavora o manda i figli a studiare», conclude Guidi.

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