Finanza
Le ville perdute di Poveromo
“Irene” e “Verde” in degrado. E Oliviero è ormai diventato un rudere
MASSA. «Ah che belli i tempi andati...», recitava un vecchio adagio. I tempi dei ricordi, dei racconti, i tempi spensierati degli aneddoti, quelli che fanno capolino sulle immagini indelebili delle vecchie fotografie. Qui ai Ronchi, tra i viali alberati che nascondono dal sole e dagli occhi indiscreti, fin dagli anni 30 si poteva incappare in un “ensemble” raffinatissimo di artisti e intellettuali, primi tra tutti Mario Pannunzio e Norberto Bobbio. Parola d'ordine del turista benestante e facoltoso, l'ingegnere, l'avvocato, il notaio e tutta la sua famiglia con la schiera di amici proveniente da Milano, Torino, ma anche Firenze, erano “bicicletta e Campari”, icona del benessere crescente negli anni d'oro del miracolo economico italiano. Sì la bicicletta, un mezzo anonimo, poco rumoroso, riservato, adatto insomma alle chiacchierate intime tra amici e familiari senza destare troppe curiosità, capace di disperdesi con facilità tra le tranquille e ombreggiate viuzze dei Ronchi in parte chiamate proprio con i nomi della vegetazione che tanto caratterizza questo territorio, dai pioppi agli olmi, dai lecci agli ontani.
Tra i tavoli dell'osteria “da Catè” alla pensione La Pergola si faceva merenda con baccalà e acciughe fritte, là si poteva incrociare Mino Maccari, giornalista, pittore, scrittore nato a Siena ma morto nella sua villa del Cinquale, e ancora Calvino, Piovene; qui gli schizzi in acquerello e le firme erano lasciate volutamente dagli ospiti durante le fresche serate al termine delle giornate di mare trascorse al di là della pineta. Oggi la pensione non esiste più, o meglio, al posto della vecchia trattoria che offriva piatti semplici e tranquillità c'è una residenza turistico alberghiera che ha ripreso il nome della storica attività. Degli artisti e intellettuali che si sono alternati tra le apparecchiature sono rimasti i ricordi lasciati sui tovaglioli di carta e i racconti di chi quei momenti li ha vissuti. Anche la trattoria “da Cipriano” all'angolo tra via Poveromo e via delle Macchie, un tempo frequentatissima dalle famigliole in vacanza, tappa obbligata per nuovi incontri e vecchie amicizie è scomparsa.
É un'isola particolare Ronchi, a metà tra il turismo più alla mano e popolare di Marina di Massa e quello notturno, agitato e dispendioso della Versilia. Un'isola di pace, fatta di famiglie e nomi importanti, di riservatezza e stretti amici da ospitare. Se si pensa a Villa Irene gli occhi non possono che riempirsi di una leggera nostalgia. Regalato da Alexandre de Guttry, esule polacco alla corte dello zar di Russia, alla moglie Irene, l'edificio fin dai primi decenni del secolo scorso divenne un raffinatissimo albergo per artisti e borghesia emergente, il verde e il silenzio insieme alla piscina e ai campi da tennis fanno della villa un'area meravigliosa ricoperta dall'ombra e dalla vegetazione che costeggia via delle Macchie. Poi la chiusura, il passaggio di proprietà e la fine di un sogno, dal 2002 la favola di Villa Irene inizia a piegarsi sotto il peso dell'incuria e dell'abbandono. Nel 2015 il Comune con atto dirigenziale intima ai proprietari di chiudere ogni accesso, tutte le porte, tutte le finestre vengono sigillate, mentre intorno transenne e cartelli ammoniscono il divieto di entrata. Non è purtroppo l'unico esempio di opere architettoniche custodi di fasti artistici e letterari ridotte a scheletri senza vita.
Pensi alla vita notturna e non può che venirti in mente un amarcord: l'Oliviero, tempio della musica e delle serate vip d'altri tempi, nato negli anni del boom economico dal fulmineo intuito dell'imprenditore Oliviero Comparini. Di qui sono passati tutti i grandi nomi del jet set: Patty Pravo, Mina, Fred Bongusto, Nilla Pizzi, Modugno, Alberto Sordi. Celebri rimangono le serate di Paola di Liegi regina del Belgio che amava trascorrere le vacanze tra Villa Ruffo e il mitico dancing. Ma del night club, celebre antagonista della Bussola, comprato e messo in vendita da Andrea Bocelli, per un periodo utilizzato come sede per ricevimenti e party, adesso non rimane che un cancello chiuso e una catena mentre il tempo e la ruggine continuano a prendere il sopravvento.
Percorrendo via Fescione, sulla destra si trova Villa Verde. Nascosta dall'incuria e dalla vegetazione l'edificio in origine ospitava ragazzi e studenti per i mesi di villeggiatura estiva. Oggi è un rudere abbandonato, chi è riuscito ad entrare all'interno parla di vetri rotti, sanitari spaccati, mobilio marcio alla mercé del tempo, uno scenario quasi surreale dove la natura sta cercando di riprendersi il suo spazio. Insomma, chissà se Ronchi potrà tornare ad essere un'oasi di pace, quella piccola oasi di pace per artisti e intellettuali alla ricerca di riposo e di nuove intuizioni, chissà delle biciclette, degli eleganti aperitivi in occhiali da sole e abito lungo al tramonto, delle feste e delle cene che un tempo riempivano le spensierate serate estive, chissà se ne rimarrà soltanto un ricordo, ma attenzione perché il detto continuava dicendo: «Ah che belli i tempi andati che ormai non tornan più».
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