Il Tirreno

«Le liberalizzazioni in centro vengono fatte solo per due palazzi»

di Manuela D’Angelo
«Le liberalizzazioni in centro vengono fatte solo per due palazzi»

Pieretti (Confcommercio) critico sul cambio di destinazione. «Operazione pensata per l’Ex Enel e la sede di Mps»

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MASSA. «Sono un rappresentante della categoria dei commercianti e non potrei mai permettermi di bocciare una delibera che faciliti gli insediamenti nella mia città; purtroppo però qualche dubbio, sulla presunta liberalizzazione commerciale del centro storico di Massa, è venuto anche a me. Mi associo, dunque, a chi vuole leggere meglio le carte che finiranno in consiglio comunale».

Dopo Confesercenti e Confimprese, questa è la voce di Giuseppe Pieretti, rappresentante della Confcommercio di Massa e titolare, tra l'altro, di una importante agenzia immobiliare del centro, che gli permette di tastare direttamente il polso della situazione sui fondi sfitti, quelli da riconvertire e sulle reali richieste del mercato.

Dubbi sulla liberalizzazione, dice Pieretti, che derivano dalla velocità con cui la delibera è stata approvata, in piena estate e senza discussione con le categorie, ma soprattutto dal contesto in cui è stata inserita: «Perché soltanto il centro storico?- si chiede Pieretti-; se vogliamo allargare le maglie facciamolo per bene ed estendiamo il provvedimento all'intero comune». L'amministrazione di Massa, nello spiegare la scorsa settimana i motivi delle modifiche al vecchio piano delle funzioni e localizzazioni, parlò di numerose richieste pervenute agli uffici da parte di parrucchieri ed estetisti, in cerca di un fondo in centro storico. Siccome, al momento, queste categorie possono finire soltanto in un fondo a destinazione artigianale o direzionale che dir si voglia, il comune con questa delibera gli permetterebbe la collocazione anche in un fondo commerciale.

«Purtroppo a me non risulta che ci sia tutta questa richiesta di fondi direzionali da convertire al commerciale-commenta Pieretti-; i fondi ci sono già per entrambi le destinazioni e sono liberi; sono sia fondi direzionali, che commerciali e che io stesso non riesco più ad affittare in centro storico, perché nessuno li richiede, tanto meno i parrucchieri. Quel tessuto è saturo; i parrucchieri e gli estetisti del centro ci sono già e, in questo periodo, ci rimangono anche mal volentieri».

Secondo Pieretti, invece, l'operazione potrebbe favorire alcuni grandi immobili del centro storico, questo sì, che rischiano di diventare «buchi neri» nella città: «Inutile nasconderci dietro ad un dito- dice Pieretti-; l'operazione andrebbe a facilitare il cambio di destinazione d'uso soprattutto di due grandi palazzi, l'ex Enel, che oggi è un opificio industriale, in cui, a suo tempo, non avrebbe potuto starci nemmeno il comune con i suoi uffici e il palazzo Monte dei Paschi, un direzionale a cui stanno facendo la corte alcuni marchi importanti dell'industria della moda. La Confcommercio non è contraria a questa operazione: all'ex Enel, che rischia di diventare un dormitorio per senza tetto, è giusto che ci vengano negozi al piano terra e uffici al primo piano, come è giusto che il palazzo di una banca non rimanga uno scheletro in centro».

Gli appetiti di alcuni facoltosi cittadini massesi, però, su altri locali della città, così detti storici, scoprono il fianco dell'amministrazione, facile agli attacchi, e a breve il comune sarà chiamato dalle categorie ad un confronto sulle carte, per sgombrare il campo dalle voci di possibili favoritismi e conflitti di interesse. Rimane, inoltre, sul tavolo, l'idea di un censimento dei locali storici della città, per firmare poi un protocollo con le categorie, impegnate nel loro recupero.

«Ci sono locali-dice Pieretti- che oggi non sappiamo neanche a che categoria appartengono e su cui in molti hanno messo gli occhi; anche in questo caso la liberalizzazione selvaggia potrebbe facilitare alcune operazioni, che invece andrebbero ponderate».

Il punto focale, però, sta nella possibilità di sbloccare o meno l'economia del centro storico: «l'Amministrazione doveva pensare prima ad un'altra operazione, molto più utile e veramente richiesta dalle categorie, ovvero la possibilità di frazionare grandi fondi in centro storico, lavori impediti dal PIE, la pericolosità idraulica elevata, dettata dalle ultime carte del rischio idrogeologico». Pieretti parla di fondi, grandi anche 600 metri quadrati, oggi vuoti, i cui proprietari avevano ricevuto offerte da più commercianti, che però necessitavano di molto meno spazio.

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