Il Tirreno

Una famiglia ai fornelli e “Riccà” sfama anche le principesse

di Aldo Antola
Una famiglia ai fornelli e “Riccà” sfama anche le principesse

Dal ristorante aperto in Etiopia al “Biondo” a Castagnola: la storia degli Antonioli e della loro passione per la cucina

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MASSA. Ristorante Da Riccà. Una storia che parte da lontano, dall'Etiopia. Elegante ma sobrio, cucina di qualità ma legata alla tradizione, Da Riccà è senz’altro uno dei più prestigiosi ristoranti della zona, anzi della intera riviera apuoversiliese.

Gli Antonioli, questo il cognome della famiglia che da sempre conduce il locale, sono alla quarta generazione di attività, ma già è in campo e si sta preparando la quinta, col giovane Riccardo ( non poteva chiamarsi diversamente) di appena quindici anni.

Ma diamo un ordine alla discendenza prima di addentrarci nella storia. Il primo ristoratore della lunga dinastia è stato Giuseppe Antonioli, classe 1908 ( scomparso nel 1968), dietro di lui il figlio Riccardo, classe 1926 che ha lasciato il timone al figlio Domenico ( 63 anni) che tutt'ora guida il gruppo ed ora da diversi anni in squadra c'è il figlio di Domenico, Roberto (40 anni), il padre del quindicenne Riccardo, per il momento studente. Fa parte del team la moglie di Domenico, Rita.

Una storia che nasce da molto lontano, dall'Africa, tempo di guerra e di conquiste. Il giovane Giuseppe parte per quella terra che prometteva bene ( ora è il contrario), e apre un ristorante in Etiopia, lo chiama “Vini tipici della Fossa Grande” che i massesi intendevano la zona di Castagnola. Ed infatti con sua sorpresa un soldato apuano lo riconobbe e diventarono amici. Ma le cose si misero male, Giuseppe venne fatto prigioniero dagli inglesi e restò tale per cinque anni fra Etiopia e India. Finisce la guerra, torna in Italia ed apre a Castagnola, vicino al ponte sul Frigido, il ristorante “Il Biondo”. Siamo al 1950. Intanto il figlio Riccardo è cresciuto, lavora forte col padre , capisce che il ristorante comincia a stare stretto. In Italia esplode il boom economico, industriale e turistico, Marina di Massa lo segue e Riccardo ne intuisce le potenzialità. Decide di aprire un ristorante sul mare, trova lo spazio giusto, dov'è tuttora, e nel 1962 la cosa è fatta. Nasce Da Riccà, nome accorciato, sintetizzato alla massese ma di sicuro effetto e riconoscibile. Anche il menù viene modernizzato ed adattato al mare. Dai tortelli, rosticciane, bistecche e trippa si passa al pesce, specializzazione marinara.«Anche se cuciniamo pure le carni per completare il menù – precisa Domenico – perchè non a tutti piace il pesce». E così fa presto a diventare un ristorante d'elite, sopraffino per qualità, servizio ed ospitalità. Un simbolo della riviera pur mantenendo un ruolo di calcolata discrezionalità.

«Abbiamo deciso di adottare una linea – continua Domenico che da molti anni, prima insieme al padre Riccardo, poi da solo ed ora col figlio Roberto gestisce e dirige l'azienda – e di continuare con quella, visto il successo. Ed infatti non facciamo pubblicità cartellonistica, non abbiamo un insegna, niente. Curiamo anche nei più piccoli dettagli la qualità delle materie prime, il servizio, il rapporto con i clienti. Poi sappiamo che sicuramente non sempre riusciremo ad accontentare tutti, e di questo ci dispiace, ma facciamo sempre del nostro meglio».

Un ristorante che è stato quasi subito dalla nascita punto di ritrovo di personaggi famosi, artisti, imprenditori. Come detto per la qualità ma anche per la discrezionalità. La zona industriale, per esempio, era nel suo massimo fulgore ed i direttori degli stabilimenti erano ospiti fissi Da Riccà, dove portavano sempre delegazioni di visitatori che arrivavano da tutto il mondo, cinesi, giapponesi, americani. Poi non parliamo degli anni d'oro della musica leggera. Da Riccà arrivavano Mina, Fred Bongusto, ecc. che il grande night Oliviero di Ronchi, quando ancora non faceva ristorante, li indirizzava lì. E poi altri personaggi sulla cresta del successo del momento che partecipavano al Cantagiro ( ormai Massa era una tappa fissa con carovane di auto scoperte a giro per la zona con i cantanti in mostra, fans in delirio e poi spettacolo la sera allo stadio degli Oliveti).

«Inoltre - ricorda Domenico- qui venivano fatte spesso trattative di acquisto e cessioni giocatori famosi, come quello di Paolo Rossi dalla Juve al Milan ( 1985-86), di Sergio Battistini dal Milan alla Fiorentina, ma anche di recentissimi passaggi... però non noi diamo troppa importanza a questi avvenimenti, siamo più soddisfatti dei riconoscimenti che riscuotiamo continuamente da personaggi e fatti meno famosi ma più incisivi. Per esempio dal mondo della cultura. Come lo scrittore Marco Viti, che termina il suo famoso “ Morte a Firenze” giallo ambientato nel tempo dell'alluvione del 1966 e tradotto in tutte le lingue, parlando del ristorante Da Riccà con intervista al babbo Riccardo, oppure dal libro scritto dall'ex primario di pediatria del nostro vecchio ospedale Paolo Susini che scrisse un libro sul nonno Giuseppe dopo la sua scomparsa».

Infine ci raggiunge anche il figlio Roberto, che ha già in mano l'asta del testimone insieme al padre che con orgoglio ci fa vedere una lista. “ Questa è la carta menù del ristorante, firmata per la prima volta da Roberto – ci dice con giustificato orgoglio Domenico - la tradizione continua”. Con Roberto già all'altezza ora Domenico potrà dare più spazio al suo hobby, lo sport e la maratona ( ha partecipato a quella di New York). E Roberto non si fa pregare. «Fin da piccolo mi è piaciuta la vita del ristorante, avevo la passione per il mangiare, circolavo sempre in mezzo ai cuochi – confessa Roberto – poi mi sono appassionato agli aromi, agli odori. E' un lavoro dove non si finisce mai di imparare. Tutti gli anni vado a fare degli stage in altri ristoranti, per fare altre esperienze, conoscere nuove materie prime e nuove tecniche».

Abbiamo parlato di ospiti illustri, famosi «ma spesso ne arrivano che non conosciamo, e questo in continuazione – dice ancora Roberto – nella scorsa settimana per esempio è arrivata una principessa araba, la cui “barca” era stata ancorata qui vicino, forse al Cinquale, circondata da molte persone e guardie del corpo. Siamo andati un po' in agitazione, non sapevamo cosa avrebbe chiesto, ma poi ci siamo subito ripresi quando ha ordinato come primo piatto delle semplici penne al pomodoro..» e finisce ridendo. Insomma per raccontare proprio tutto di “Da Riccà”, condotto da tre cuochi più Roberto e Rita, tre camerieri di sala con Domenico e due aiuti in cucina, che oltre che un buon ristorante è anche una fonte inesauribile di notizie, di storia massese servirebbe molto spazio in più...

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