Toscana
Atti falsi: l’accusatore del cappellano diventa indagato
MASSA. Si ribaltano i ruoli nella storia dell'ex cappellano militare della 46a Brigata Aereaisotto inchiesta per calunnia aggravata e stalking nei confronti di un giovane militare campano che si...
MASSA. Si ribaltano i ruoli nella storia dell'ex cappellano militare della 46a Brigata Aereaisotto inchiesta per calunnia aggravata e stalking nei confronti di un giovane militare campano che si trova in servizio a Massa Carrara. E il cambio di passo delle indagini arriva a collocare il grande accusatore del religioso nella scomoda posizione di indagato. La Procura di Massa lo accusa di aver falsificato alcuni certificazioni medici e anche i contenuti della querela contro il sacerdote allontanato da Pisa all'avvio delle indagini e sottoposto all'obbligo di dimora nel suo paese natale.
Tra le ipotesi di reato contestate al 26enne militare ci sarebbero anche una presunta corruzione per ottenere certificati medici e dichiarazioni mendaci rese a pubblico ufficiale. Secondo quanto emerge dagli atti, il giovane avrebbe prodotto atti falsi in tre momenti diversi della sua carriera militare. Avrebbe dichiarato "di non aver nessun grave problema di salute e che le sue condizioni fisiche sono le stesse del momento del concorso", ma anche di essere "stato sottoposto a un intervento ai testicoli, ma non di essere stato operato di tumore maligno e aver avuto cure chemioterapiche. Infine, altre dichiarazioni false sarebbero state prodotte in occasione della visita medica per il mantenimento dei requisiti nel corso della quale avrebbe dichiarato attraverso un'autocertificazione "di non aver avuto nessun problema di salute e di mantenere gli stessi requisiti fisici che aveva al momento del concorso".
L'accusa più grave è di avere prodotto falsificazioni di atti per ottenere un posto pubblico. Ovvero quello di carabiniere. Una condotta finita sotto la lente della Procura dopo che il giovane aveva accusato l'ex amico di famiglia e per un breve periodo cappellano militare dell'aereonautica a Pisa di averlo importunato in modo pesante per avere favori sessuali. "Se ho una colpa è quella di aver inviato degli esposti anonimi. Non esistono le avances sessuali" aveva detto ai magistrati il sacerdote. I due si conoscono da anni. L'accusatore era considerato uno di famiglia ed era stato cresimato dall'ormai ex cappellano della Brigata Aerea di stanza a Pisa che lo aveva aiutato in più occasioni.
“Ho sbagliato ad aver fatto quegli esposti anonimi, ma solo questa è la mia colpa. È orrendo che questa persona che è vissuta a casa mia, che è stata curata da me e dalla mia famiglia quando ha avuto problemi di salute, sia arrivata ad inventare tali cose sul mio conto" aveva voluto precisare don Antonio nella sua difesa.
Riguardo alla sveglia con telecamera nascosta, trovata nel corso di una perquisizione a carico del prete (sono stati acquisiti anche sei pc e due hard disk per le memorie esterne) è emerso che il dispositivo, secondo una perizia, non sarebbe mai stato in funzione
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