Il Tirreno

Coordinamento Apuano: «Fermate tutte le cave nel Parco»

di Libero Dolce
Coordinamento Apuano: «Fermate tutte le cave nel Parco»

Gli ambientalisti raccolgono informazioni in un dossier e  annunciano un esposto alla Procura nelle prossime settimana. Prima della conferenza stampa hanno avuto incontro con il procuratore Giubilaro

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MASSA. Un dossier che farà tremare i signori del marmo. E non solo. Così le associazioni ambientaliste, riunite nel Coordinamento Apuano, presentano il lavoro di mesi di indagine illustrato in una conferenza stampa ieri al Parco dei Ciliegi: vogliono fare chiarezza su inquinamento delle falde e smaltimento dei rifiuti. Un report ambientale molto dettagliato, per fare luce sul territorio ferito dai reati ambientali connessi alle attività estrattive del marmo. Ma che chiamerà in causa anche le amministrazioni, per quella che gli autori del documento definiscono «omissione di controllo» degli enti pubblici, «che hanno lasciato soli i cittadini».

Dopo aver raccolto per mesi materiali, ieri il Coordinamento ha incontrato il procuratore di Massa-Carrara Aldo Giubilaro, per presentare il risultato di quanto osservato e presentare così nei prossimi giorni un esposto per «fatti che ci sembrano configurare profili di reato».

«L'incontro con il procuratore – spiega Fausto Ferruzzo, presidente di Legambiente Toscana – è stato costruttivo e operativo. Abbiamo trovato, come già sapevamo, una sensibilità e competenza sul tema molto sviluppata. Per questo crediamo che l'esposto che presenteremo si rivelerà molto utile alla magistratura».

Tre le questioni principali sul tavolo: inquinamento delle falde acquifere, la cattiva gestione dei rifiuti - «il problema dei ravaneti è sotto gli occhi di tutti ma si fa finta di nulla», dicono dal Comitato – e l’omissione di controllo degli enti preposti ai controlli. Per Eros Tetti, di Salviamo le Apuane, «è importante appoggiare l’attività del dottor Giubiilaro, visto il silenzio assordante sul mondo della cave. Le recenti indagini della Procura hanno riaperto la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Non si può disperdere questo patrimonio».

Il report è stato preparato dalle associazioni sul territorio sotto la supervisione delle varie direzioni nazionali, che lo hanno seguito con molta attenzione durante la fase di realizzazione. «Non è un dossier generico, un indistinto atto di accusa – precisa Tetti – l’attenzione che hanno prestato a livello nazionale alla cosa dimostra come si tratti di qualcosa di molto concreto. Servirà per singoli atti di denuncia, situazioni che abbiamo visto da vicino».

Lo conferma Gaudenzio Mariotti, presidente nazionale del Cai, il club alpino italiano: «Noi aderiamo a questa iniziativa perché consideriamo il territorio apuano come uno dei luoghi emblematici per il paesaggio montuoso in Italia».

Guarda con ottimismo ai possibili effetti dell’esposto in Procura anche Mario Venutelli, di Italia Nostra apuana, che estende l’atto di accusa a quasi tutto il mondo degli escavatori: «Abbiamo visto che il procuratore conosce parecchio la situazione della cave ma è bene capire che quel che stiamo facendo riguarda tutto, o quasi, un mondo che ha vissuto finora dei privilegi inauditi. Ci sono situazioni eclatanti tra le 80 o 90 cave sUL territorio, persino 110 direi».

Gli fa eco Paolo Baldeschi, della Rete dei comitati a difesa del Territorio. «Siamo stupiti dal comportamento delle ditte che gonodo di una rendita totale, fuori da ogni logica di mercato. Eppure non si curano di nulla, rendendo invivibile un territorio sul quale lucrano con avarizia». «L’emergenza legale è conclamata da noi», chiosa Rosala Lepore di Italia Nostra. Il presidente di Legambiente chiude con una divisione netta dei temi: «Da un lato c’è l’obiettivo politico, la chiusura di tutte le cave nel Parco. Dall’altro, che riguarda il materiale presente nel dossier, sono coinvolti ditte che non lavorano lì. Abbiamo materiale su tutti».

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