Il Tirreno

Sciopero a oltranza dei lavoratori Jeppesen

Sciopero a oltranza dei lavoratori Jeppesen

L’azienda conferma i 27 licenziamenti e il no a ogni ammortizzartore sociale «5 milioni di perdite nel 2015». I sindacati pressano per l’intervento del ministero

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MASSA. Sciopero ad oltranza per i lavoratori della ex Jeppesen. I dipendenti del colosso internazionale della cartografia nautica da ieri hanno incrociato le braccia contro la conferma dei 27 licenziamenti e il loro sciopero andrà avanti almeno fino a quando il ministero dello Sviluppo economico non accetterà un tavolo con le sigle sindacali, per prendere atto della vertenza. L'ultimo tavolo istituzionale, convocato in Provincia lo scorso martedì, si è spaccato inesorabilmente: la proprietà, che oggi è la Alto, un fondo di investimento norvegese, ha detto no a qualsiasi forma di ammortizzatore sociale. No alla cassa integrazione, neanche se gli oneri dell'azienda fossero stati pagati dai sindacati; no anche ad altre forme di riutilizzo delle professionalità, in altri settori, dopo corsi di formazioni, oppure attraverso gli attuali clienti, o in mano alle loro società di scouting. Nulla di fatto: «La volontà dell'azienda - commenta il segretario della Cgil di Massa Carrara Paolo Gozzani - non va verso nuove idee di sviluppo, ma probabilmente verso la totale delocalizzazione. Non ce lo possiamo permettere».

L'azienda ha dichiarato, durante l'ultimo tavolo provinciale, che sta accumulando un buchi da 500 mila euro il mese, che nel 2015 si sono tradotti in un rosso da 5 milioni di euro circa; negli anni precedenti non era andata molto meglio: nel 2011 le perdite avevano raggiunto gli 8 milioni di euro. Con questo scenario, il taglio del personale per l'azienda appare l'unica soluzione possibile. Dal 17 settembre i 27 lavoratori che al momento la ex Jeppesen considera "esuberi" se ne staranno a casa, senza la possibilità di alcun cuscinetto.

A seguire la vertenza Jeppesen ci sono la Filcams Cgil e la Uiltucs: «La paura è che dopo i 27 toccherà a tutti gli altri», dice Luca Andrenucci Rsa Uiltucs. «Non ci hanno dato alcuna garanzia per il personale restante», aggiunge Luca Venturini Rsa Filcams. «Abbiamo chiesto un tavolo urgente per prepararci ad un incontro con il Mise - dice Angelo Lieti segretario Uil per Massa Carrara e Lucca-; invitiamo tutti i deutati del territorio, i sindaci e le istituzioni. L'obiettivo è far capire a Roma che siamo area di crisi e che contiamo già i disastri di vertenze irrisolte, come la Eaton, la Syntec e innumerevoli altre».

Il problema però, spiegano i sindacati, sta nella trattativa futura: si va al ministero, sì, con quali prospettive? A Roma possono agevolare l'ammortizzatore sociale, ma la proprietà non ne vuole sapere; si può parlare di fondi per l'innovazione e la ricerca, ma la ex Jeppesen non vuole salvare l'azienda. «Credo che neanche se offrissimo una commessa di una nave della Marina Militare italiana accetterebbero - commenta sarcastico il segretario della Cgil Gozzani - ; dobbiamo metterci in testa che il ministero dovrà trovare soluzioni per i nostri lavoratori a prescindere dalla Jeppesen. Dobbiamo lavorare insieme per la ricollocazione delle nostre professionalità. A rischio ci sono dipendenti con oltre 30 anni di lavoro (la Jeppesen era nei decenni scorsi la C-Map, azienda storica carrarese leader nel settore della cartografia nautica elettronica, acquisita dalla Boeing nel 2006), ma anche giovani donne e operai esperti, insomma una emorragia di competenze e professionalità quasi senza precedenti.

Come detto, secondo i sindacati l'idea è quella di chiudere definitivamente la filiale massese, visto che è dal 2014 che sono iniziati i licenziamenti che hanno portato a nove dipendenti e un dirigente in mobilità. Il mercato, secondo i sindacati, si dovrà spostare in Polonia, dove la manodopera costa meno e quindi la preoccupazione non è soltanto per i 27 attuali esuberi, ma anche per i 35 che rimarranno in attesa di scoprire il loro destino.

Manuela D'Angelo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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