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il caso marmettola

Il Psi: no al progetto Cages Rivieri: rischi all’ex Fornace

Il Psi: no al progetto Cages Rivieri: rischi all’ex Fornace

MASSA. Anche l’associazione Massa Città Nuova si schiera contro la possibilità di nuovi conferimenti all'interno della discarica di Cava Fornace. «Ancora una volta – spiega il presidente dell'associaz...

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MASSA. Anche l’associazione Massa Città Nuova si schiera contro la possibilità di nuovi conferimenti all'interno della discarica di Cava Fornace. «Ancora una volta – spiega il presidente dell'associazione Mauro Rivieri – sono costretto ad esprimere la mia preoccupazione sul rischio che il materiale attualmente viene scavato nell'area ex Farmoplant sarà destinato alla cava. Ribadisco che si debba smaltire esclusivamente marmettola in quanto l'area è una zona vulnerabile dal punto di vista idrogeologico. Ricordo inoltre che la discarica era già stata declassificata per gravi motivi di sicurezza ambientale in quanto è un'area a rischio di frana molto elevato ed è in una zona sismica di seconda categoria, un eventuale cedimento causerebbe un gravissimo danno ambientale». L'invito è rivolto alle opposizioni del consiglio comunale di Montignoso in modo da «approfondire subito la questione» e al consigliere della Lega Nord Andrea Cella «di dimettersi da presidente della commissione di controllo, ruolo che deve essere ricoperto da un consigliere eletto dalla minoranza e non dalla maggioranza come é stato in questo caso, per una questione di trasparenza e perché venga esercitato pienamente il ruolo di opposizione e di controllo».

Il tema si lega inevitabilmente alla “questione” Alteta dopo che la società Cages di via Dorsale ha presentato una richiesta di ampliamento per variare la sua produzione di carbonato di calcio con l'inserimento di solventi chimici. Secondo il segretario dei socialisti Sirio Bonini «non è Alteta che si schiera contro la marmettola lavorata con additivi, è la città di Massa che non ha più voglia di scherzare con produzioni che non possono convivere con contesti urbani fortemente antropizzati».

Un'allerta che va indietro nel tempo e risale al disastro della Farmoplant, «veleni che hanno reso sterili produttivamente importanti areei contribuendo ad aggravare la crisi che vive il nostro territorio». «Non si tratta di assimilare in maniera arbitraria, astratta e strumentale il presente con il passato – continua Bonini – o una produzione con un’altra, si tratta di manifestare rispetto per la città ormai non più in grado di sopportare produzioni che non si conciliano con il tessuto urbano e possono rappresentare rischio potenziale per la salute dei cittadini. Non dimentichiamo gli alti indici legati ad alcune tipologie di malattie presenti nel nostro territorio delle quali non si è mai data adeguata spiegazione e che hanno lasciato nei cittadini il dubbio che possano essere state indotte da un ambiente inquinato». La battaglia adesso è tutta contro le autorizzazioni avanzate dalla società Cages. Alessio Profetti

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