Il Tirreno

Commercio, niente più vincoli per i fondi

di Manuela D'Angelo
Commercio, niente più vincoli per i fondi

Le nuove attività non dovranno più modificare la destinazione d’uso. Volpi: «Troppi locali sfitti, favoriano nuove economie»

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MASSA. Un centro storico dove finalmente il commercio sarà libero. Libero da tanti, troppi, cavilli, regole e regolamenti, lacci e laccioli che hanno contribuito all'immobilismo economico della città. Parte la rivoluzione del centro storico di Massa con una delibera che modifica di fatto la "disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni", allegata al Regolamento Urbanistico.

Il testo è arrivato in commissione Urbanistica lo scorso luglio ma, considerato complesso e politicamente delicato, il suo iter è stato sospeso, su consiglio dell'assessore alle attività produttive Gabriele Carioli, per dare la possibilità a tutti i consiglieri di leggere bene le carte e approfondire con i tecnici.

Nessuno stop, dunque, «soltanto la volontà di trasparenza» dice l'amministrazione. E infatti ieri mattina l'architetto Silvia Vignali, responsabile delle modifiche al piano delle funzioni e il dirigente del settore Vinicio Ticciati si sono presentati in commissione per spiegare le carte.

Il cuore delle modifiche è l'articolo 12, che prima non esisteva e che è stato aggiunto all'atto iniziale: riguarda l'insediamento delle attività in centro storico, senza obbligo di cambio di destinazione d'uso e senza alcun contributo alla città pubblica. Recita l'art.12: «Le attività commerciali, direzionali e di servizi pubblici e privati possono insediarsi indifferentemente in locali già utilizzati per gli uni o gli altri usi, senza che si configuri cambio di destinazione d'uso, ma a condizione che siano rispettati i parametri igienico sanitari e di sicurezza».

Ad esempio: se fino ad oggi dentro i locali di una ex banca non poteva che finirci un'attività di servizi, perché quell'immobile era inserito in un particolare e unico casellario, adesso vi si potrà insediare anche un negozio di frutta e verdura. Le maglie si allargano: la gelateria non dovrà più essere classificata in maniera specifica come "negozio al minuto", oppure in alternativa "artigianale" perché magari produce il gelato dietro un laboratorio, ma potrà avvalersi di entrambe, rientrando nella categoria che in quel momento le occorre per poter occupare un locale del centro storico. E così via: ad esempio per i centri estetici spesso ospitati nei parrucchieri e viceversa, che potranno rientrare nella categoria del "servizio", ma volendo anche in quella del "commercio al dettaglio" perché vendono prodotti e posseggono merce. Il tutto senza pagare oneri di urbanizzazione, come avviene invece per i privati che chiedono la possibilità del cambio di destinazione d'uso a residenziale.

Tra le modifiche, all'articolo 6 c'è anche la cancellazione dell'obbligo alla "compatibilità tra destinazioni d'uso", cioè non sarà più necessario che "i mutamenti di destinazione d'uso non rechino disturbo alle altre attività".

«E' ovvio-spiega il sindaco- che in piazza Aranci non potrà mai finirci un meccanico, ad esempio, e che una carrozzeria non potrà mai stare vicino ad una gelateria,ma questo non lo dice il comune di Massa, lo dicono le prescrizioni Asl e Arpat».

Una scelta politica molto forte, quindi, dettata dalla necessità di "svecchiare" il mercato, per usare una parola del sindaco Alessandro Volpi: «Avevamo necessità di accelerare l'atto di modifica- spiega il sindaco- perché ci siamo accorti delle difficoltà emerse nel piano delle funzioni allegato al R.U, troppo rigido e che non favoriva il recupero del centro storico; abbiamo un centro con troppi fondi vuoti, ci sono troppe regole da seguire e canoni di affitto altissimi; abbiamo bisogno di più elasticità anche per evitare il monopolio della concorrenza; dobbiamo ripopolare il centro, adottare un modello a maglie più larghe, favorire l'apertura di nuove forme di economia. Basta con la paralisi del nostro commercio ". L'atto dovrà però passare dal consiglio comunale e non sarà tutto rose e fiori. Una parte del PD si dice contraria e gli Arancioni promettono battaglia sugli oneri.

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