Il Tirreno

Partigiani in lutto per la scomparsa di Pietro Gnecchi

PONTREMOLI. «La scomparsa di Pietro Gnecchi ci fa sentire più soli e fa crescere in ciascuno di noi la responsabilità di un impegno sempre nuovo e crescente per difendere e testimoniare i valori...

2 MINUTI DI LETTURA





PONTREMOLI. «La scomparsa di Pietro Gnecchi ci fa sentire più soli e fa crescere in ciascuno di noi la responsabilità di un impegno sempre nuovo e crescente per difendere e testimoniare i valori della Resistenza che spinsero migliaia di giovani come lui a scegliere di combattere in prima persona per la fine della guerra e liberare l'Italia dalla tirannia nazifascista».

Questo è il ricordo che l'Anpi di Pontremoli ha deciso di tributare a Pietro Gnecchi, parmense scomparso nella giornata di lunedì, uno dei nove eroi della battaglia Lago Santo, uno degli episodi salienti della Resistenza nell'Appennino, quando il 18 e il 19 marzo 1944 nove partigiani, al comando di Dante Castellucci "Facio", costrinsero alla fuga più di ottanta nazifascistii. Classe 1925, nato nel territorio comunale di Bedonia, Gnecchi si era unito fin dall'inizio al battaglione "Picelli", una delle prime formazioni partigiane dell'Appennino, operante tra Bardi, Borgotaro, Pontremoli e Zeri, che aveva avuto il primo scontro con i fascisti nel giorno di Natale 1943 ad Osacca.

«Con lui se ne va l'ultimo protagonista di uno dei momenti più esaltanti della lotta partigiana nell'Appennino settentrionale: la battaglia del Lago Santo Parmense - scrivono dall'Anpi di Pontremoli - episodio chiave nella ribellione contro un nemico che nella primavera 1944 era ancora forte e stava diventando sempre più spietato anche contro la popolazione civile. Il suo nome è scolpito nella lapide di marmo sulla facciata del rifugio Mariotti sulle sponde del lago; Gnecchi era giovanissimo tra i giovani: con lui altri sette partigiani del "Picelli", Luciano Gianello, Luigi Casula, Giorgio Giuffredi, Lino Veroni, Giuseppe Marini, Terenzio Mori e Pietro Zuccarelli, comandati da Dante Castellucci "Facio".

Sorpresi all'interno del rifugio a 1500 metri quasi completamente coperto dalla neve, i nove uomini male armati e con poche munizioni tennero testa ad un intero reparto tedesco forte di decine e decine di militari. Venti ore di battaglia al termine delle quali gli assedianti si ritirarono lasciando sul terreno - come raccontava lo stesso Gnecchi - 16 morti e 36 feriti, spesso colpiti dalle stesse loro bombe a mano che venivano rilanciate indietro prima che scoppiassero. Una vittoria che suscitò l'ammirazione persino di ufficiali tedeschi, ma che soprattutto servì alla gente dell'Appennino per capire che quel terribile esercito si poteva battere. Così, come ci ricorda quella lapide, anche grazie a quella vittoria "insorse la nuova Italia».

«Ora che anche Pietro se n'è andato - concludono il ricordo i rappresentanti dell'Anpi - il "Gruppo del Lago Santo" è tornato unito: sta a tutti noi che crediamo nelle stesse idee di libertà, democrazia e giustizia continuare nel loro nome».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web