Sicurezza
L’amore e il coraggio di un’eroina “resiliente” di Avenza
Storia vera della protagonista di “Era un giorno qualsiasi” Scritto da Lorenzo Guadagnucci, venerdì la presentazione
AVENZA. Un’avenzina coraggiosa che noncurante delle convenzioni del tempo alleva da sola il figlio nato dall’amore con un compaesano sposato; una strage terribile, perpetrata proprio sul finire della guerra, che con i suoi 560 morti sarà ricordata per sempre come una delle pagine più nere della storia italiana; una comunità stremata dal conflitto ma solidale, che con l’appoggio di uno Stato sociale sorprendentemente efficiente fa sì che un bimbo completamente solo al mondo riesca a laurearsi e costruirsi una vita solida. Sono tante storie in una quelle che Lorenzo Guadagnucci, giornalista, racconta nel suo “Era un giorno qualsiasi”, il romanzo che sarà presentato venerdì alle 21 a Casa Pellini in un evento organizzato da Pro Loco sulla via Francigena. Un ritorno alle origini per Guadagnucci: sì perché lo scrittore è nipote di Elena, la protagonista del romanzo, un’eroina “resiliente”, come la chiama lui. La donna lasciò Avenza nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, “cacciata” dalla sua famiglia per via di quella gravidanza per l’epoca scandalosa: allevò, da sola, il bambino frutto di una relazione extraconiugale, fin quando le fu possibile, ovvero fino a quel terribile 12 agosto 1944. Con lo sgombero della costa, Elena e suo figlio arrivarono dalla Versilia a Sant’Anna, appena un mese prima dell’avvio dei rastrellamenti nazisti. Il giorno della strage il bambino, di appena 10 anni, si salvò solo perché invece di restare a casa, come gli aveva ordinato la mamma, se ne andò nel bosco con un amico: quando tornò la ritrovò in fin di vita, ferita a morte dai nazisti. Inutile la ricerca di aiuto e soccorsi, quando il ragazzino riuscì a trovare qualcuno che trasportasse la mamma in ospedale lei era già morta. «Per anni siamo rimasti all’oscuro di tutta questa vicenda. Mio padre ha iniziato a raccontare qualcosa solo nel 2004, in concomitanza con l’apertura del processo sulla strage di Sant’Anna che si è tenuto alla Spezia» rivela Guadagnucci. Una storia di sacrificio e dolore, ma anche di coraggio e di speranza: quella di Elena, una donna anticonformista e ribelle e di suo figlio che rimasto solo al mondo all’età di appena 10 anni in mezzo alle macerie di una terribile guerra, diventa insegnante e si costruisce una famiglia. «L’eredità di questa vicenda è nella storia di mio padre che, da ragazzo di strada, trovò una solidarietà spontanea ed enorme. Dopo Sant’Anna andò a Montecatini e poi, per uno scherzo della vita, tornò nei luoghi di origine di sua madre, fu ospite per anni del convitto di Carrara e si diplomò al liceo Repetti» racconta Guadagnucci rivelando che sua sorella maggiore, la primogenita, fu chiamata Elena in onore di quella nonna così coraggiosa. Quella figura rimase però a lungo un mistero per la famiglia Guadagnucci: «Mio padre non ne parlava e anche se ci portava ogni anno alle celebrazioni di Sant’Anna, noi non sapevamo nemmeno perchè. La presenza di mia nonna è stata sempre molto astratta, un po’ come un fantasma. E questo libro l’ho scritto anche per sciogliere il mistero e dare un nome a questo spettro». In occasione di questa presentazione, Blanca Teatro ha preparato una piccola rappresentazione, dedicata proprio a Elena e alla sua storia: «Vogliamo raccontare questa vicenda dal punto di vista emotivo. Vogliamo raccontare la resistenza di questa donna avenzina, una resistenza alla guerra, ma anche alle convenzioni del tempo e alle difficoltà della vita» spiega Virginia Martini, autrice insieme a Matteo Procuranti della lettura spettacolo che sarà portata in scena in collaborazione con Cristina Conti, Maria Cristina Pippo, Maria Teresa Spadini e Teresa di Renzo. «Racconteremo il punto di partenza e poi metteremo la vicenda di Elena in parallelo con quella di Gino Menconi, anche lui ucciso dai tedeschi. Menconi è diventato un eroe, un esempio celebrato per il suo coraggio mentre la storia di Elena è rimasta sconosciuta finora.
Con questa serata proveremo a rimediare perché la resistenza delle donne è sempre senza armi e il coraggio allora va trovato altrove» conclude la regista. Un appuntamento davvero da non perdere che si terrà proprio là dove tutto è cominciato, nel cuore della frazione sulla via Francigena.
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