Sicurezza
Costa, i lavoratori: "Adesso cosa faremo"
elusione e rabbia tra i dipendenti dopo la notizia della chiusura della ditta: "Ci sentiamo umiliati"
ALBIANO MAGRA. C'è una palpabile rassegnazione fra i lavoratori della ditta Costa. Una ventina di loro, accompagnati dai sindacalisti della CISL, si sono dati appuntamento ieri pomeriggio fuori dai cancelli dell'azienda ad Albiano Magra. E il sentimento prelavente era il seguente: "E adesso che cosa faremo?". Perchè la ditta Costa si avvia verso la chiusura, dopo che la Provincia di Massa Carrara ha deciso che non firmerà la proroga all'esercizio dell'attività per l'azienda che lavora rifiuti ad Albiano Magra da 20 anni, colpita dal secondo incendio in meno di 10 mesi domenica 31 luglio. Mancata firma che significa messa in mobilità per i lavoratori da parte della proprietà, messa in mobilità che, come è noto, fa seguito a una lettera di licenziamento collettivo recapitata ai lavoratori. E ieri erano lì, dove hanno trascorso tanti anni al lavoro, un lavoro che ora non c'è più. E nemmeno gli ammortizzatori sociali sono più tanto sicuri.
Tristezza e preoccupazione, quindi, per un futuro tutt'altro che roseo. "Nel 2007, dopo un incendio, eravamo stati messi in cassa integrazione, qualcuno aveva continuato a lavorare, a rotazione. Stavolta non è andata così, c'è stato disinteresse politico, nessuno ci ha detto nulla" esclama un operaio. "Siamo una cinquantina di famiglie, molte monoreddito. Non sappiamo cosa faremo senza stipendio, forse ci daranno qualche mese di casa integrazione. Ma moglie e figli chiedono informazioni sullo stato delle cose" gli fa eco una collega. "Ci sentiamo umiliati, abbiamo sempre lavorato - aggiunge un'altra - e rispettato norme e procedure. C'erano prospettive di assunzioni, ma le persone non hanno neppure finito il periodo di prova. Gli unici che si preoccupano di noi, sono in Regione Toscana". Infatti, i dipendenti aspettano il tavolo regionale sulla loro problematica, che dovrebbe riunirsi nei primi giorni di settembre. "Dobbiamo organizzarci, denunceremo la situazione nelle sedi opportune, noi abbiamo bisogno di lavorare e vogliamo lavorare qui" conclude, quindi, la rappresentante sindacale aziendale della FIT/CISL, Linda Donati. Il problema è che Mauro Costa, patron della ditta che porta il suo nome e il suo cognome, non se la sente più: "Negli ultimi anni abbiamo sempre lavorato in proroga, non si può andare avanti così, a che serve investire se poi non si potrà lavorare? C'è stata la precisa volontà di far chiudere un'azienda sana, che ha sempre lavorato, assunto e pagato i dipendenti".
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