Gioco
Alteta si schiera contro la marmettola lavorata con additivi
La società Cages ha presentato richiesta di ampliamento per variare la sua produzione di carbonato di calcio
MASSA. Il mercato della marmettola cala, il suo utilizzo è sempre meno richiesto : quello che era un business si sta rilevando un'immane perdita e in gioco ci sono interessi economici, è ovvio, ma anche decine di posti di lavoro.
Per sopravvivere alla crisi della marmettola la Cages S.r.l.u, azienda impiantata nella zona industriale di Massa, in via Dorsale, a 100 metri dall'abitato di Alteta, ha chiesto al comune una variante tipologica per la costruzione di un nuovo impianto e la produzione di una nuova miscela. Non più soltanto acqua e carbonato di calcio, come accadeva fino ad oggi, ma acqua,carbonato di calcio e solventi chimici. La richiesta di variante è finita sulla scrivania del sindaco Alessandro Volpi, è passata dagli uffici, dalla giunta, ha avuto l'ok del dirigente del settore Urbanistica e della commissione competente, con una sola riserba: "Parere favorevole sì per la regolarità tecnica della proposta di variante, ma previo rispetto delle norme e degli adempimenti previsti in materia ambientale".
Il nuovo progetto della Cages si appresta a diventare non soltanto uno spinoso caso ambientale, ma anche un caso politico: contro la variante si è già schierato il consigliere del PSI Giancarlo Casotti che ha dichiarato di votare "no" alla proposta durante il prossimo consiglio comunale e ha già allertato il comitato "Mo basta", nato contro le polveri sottili presenti ad Alteta; la maggioranza, inoltre, sulla variante Cages rischia di perdere altri pezzi, tra cui Rifondazione Comunista e qualche voto del PD. La Cages, però, ha fatto le cose per bene, presentando una dettagliata relazione tecnica sulla nuova tipologia di impianto e sulle motivazioni che spingono verso un "rinnovamento" della produzione. La Cages esiste dal 2003 a Massa, da quando rilevò la Tielle srl e dal 2003 gli ambientalisti le fanno la guerra: raccoglie e recupera rifiuti lapidei, marmettola per lo più, per un totale di 250 mila tonnellate l'anno; è iscritta all'Albo Smaltitori, è nella white list della Prefettura, occupa 14 persone e altre 15 nell'indotto. La marmettola viene impiegata come reagente nell'industria chimica, per l'abbattimento di anidride solforosa nei fumi di scarico delle centrali elettriche a carbone e nell'industria della carta. Cages è rimasta sul mercato fino a quando è stato in piedi il contratto con la Imerys, a cui forniva 60 mila tonnellate di marmettola l'anno, ma quando Omya ha acquisito gli impianti Imerys, decidendone la chiusura, è saltato l'accordo. Cages si è ritrovata con un esubero di marmettola che poteva smaltire soltanto in discarica, con il 500% dell'aumento dei costi e il diniego di cava Fornace. Iniziarono così gli studi con l'Università di Padova, per trovare una soluzione, studi che hanno portato alla nuova progettazione: un disegno globale che prevede il reimpiego totale della marmettola, per la produzione di un nuovo slurry di carbonato di calcio, che potrà essere considerato un semilavorato destinato ad aziende specializzate nella carta e nel cartone. Si legge nella relazione: «Il slurry dovrà essere prodotto esclusivamente da marmettola proveniente da marmo bianco puro e non contaminato da altre tipologie di marmo; dovrà essere addittivato con un prodotto chimico apposito che funga da disperdente e dunque non sarà più composto soltanto da carbonato e acqua».
Per questa nuova produzione alla Cages serve un nuovo reattore "spappolatore", per usare termini tecnici contenuti nella relazione, da installare vicino a quello già esistente, in una vasca interrata. Nel progetto c'è anche un impianto numero due, per la produzione di polveri sottili da utilizzare nelle cartiere, costituito da mulini, pompe, serbatoi di stoccaggio, cabine elettriche, nessuna opera fissa in cemento armato, soltanto amovibili in carpenteria metallica. Il progetto, dal punto di vista urbanistico, dicono gli uffici è ineccepibile; rimane sospesa soltanto la partita ambientale: «Qui dimentichiamo tutti il peccato originale-commenta il consigliere Casotti, pronto alla sua battaglia-; quella fabbrica lì non doveva proprio sorgere, gli abitanti dei dintorni hanno respirato per anni polveri sottili e oggi permettiamo non soltanto il suo ampliamento, ma anche la produzione con solventi chimici. Quell'azienda va delocalizzata. Per noi non ci saranno altre soluzioni».
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