Finanza
Curarsi dopo l’ospedale, ecco come fare
L’Asl spiega i percorsi post ricovero: dalla riabilitazione all’infermiere a casa
MASSA. Il binomio è indissolubile: ospedale uguale malattia. Il che induce a pensare che, quando dall’ospedale te ne vai, sei guarito. Se la prima equivalenza vale, la seconda invece no: è vero che quando il paziente viene dimesso è stabilizzato e i parametri sono nella norma, è altrettanto vero, però, che una necessità di assistenza può ancora averla. Basti pensare a chi si rompe il femore: viene operato e torna a casa, ma certo non può alzarsi, lavarsi, prepararsi il pranzo. È su quello che accade dopo le dimissioni che spesso punta il dito il cittadino perché dentro le mura dell’ospedale si sente “riguardato”, ma quando esce teme l’abbandono. E la sensazione - è la immediata conseguenza - è quella che le dimissioni siano scattate troppo presto. Eppure dopo quelle dimissioni esiste un mondo: modelli di assistenza, figure professionali a disposizione del paziente, pool di medici e infermieri, ricovero in strutture per la riabilitazione (le cosiddette cure intermedie). Ed è su quel mondo che, con l’aiuto di Giuliano Biselli, direttore dei presìdi ospedalieri e Monica Gugliemi, responsabile della sanità territoriale, cerchiamo di far luce.
1L’ospedale e i tempi di permanenza.
L’ ospedale - sintetizza il dottor Biselli - è il luogo in cui, in tempi rapidi, con tutte le strumentazioni e le specialità necessarie, deve essere fatta una diagnosi, stabilizzato il paziente e definito un percorso terapeutico. Senza dimenticare - aggiunge il medico - che, aumentando oltre il necessario il tempo della degenza, aumentano anche i rischi di esposizione ai germi resistenti. Germi che, per l’utilizzo di antibiotici, in ambiente ospedaliero sono presenti. Rischio da evitare, questo, soprattutto per i pazienti con un sistema immunitario compromesso.
2Ospedale per acuti, ma non solo per urgenze.
Le parole possono confondere: il nuovo modello sanitario ospedaliero viene definito per acuti e la definizione è da molti intesa come conferma che il Noa dà risposte solo alle urgenze. Ma il dottor Giuliano Biselli assicura che non è affatto così: «Non si ricoverano soltanto pazienti alle prese con una fase acuta o improvvisa della malattia». E per chiarire, si affida all’esempio: «Basti pensare a tutti gli interventi in elezione, vale a dire a tutte le operazioni chirurgiche programmate. Sui 96 posti in area chirurgica, circa la metà sono destinati a pazienti in elezione».
3Posti letto ridotti uguale dimissioni rapide?
Il cittadino va al cuore del problema: con il passaggio dai due ospedali di Massa e Carrara ad un ospedale unico, i posti letto si sono ridotti e dimettere in tempi brevi significa liberare letti.
Soluzione che - parola di Biselli - l’Asl non ha mai adottato: «Rispetto alla somma dei due ospedali, i posti letto sono calati nell’ordine di 10-15 unità. Molto poco e non dimentichiamo che diversi posti sono stati conservati a Carrara per il Day hospital oncologico e delle specialistiche».
4Come funziona la dimissione.
Quando i medici decidono di dimettere il paziente, si delineano due percorsi: un percorso di dimissione cosiddetta semplice e un percorso definito di dimissione difficile (che ora la Regione individua come agenzia continuità ospedale territorio - Acot). La dimissione semplice è “lineare”: il paziente sta bene, torna a casa e può riprendere, più o meno rapidamente, la propria vita. Non ha cioè bisogno di un percorso assistenziale medico o infermieristico post dimissione: è il caso base. Ma molte dimissioni rappresentano invece il primo passo in un percorso verso il recupero.
5La dimissione difficile e l’assistenza post ricovero.
Il paziente può essere stabilizzato, con tutti i parametri a norma, ma ancora in condizioni tali da richiedere assistenza. Magari è anziano e non ha aiuti, magari è giovane, ma vive solo, al terzo piano di un condominio, e non è in grado di provvedere da solo alla propria assistenza. Non lui, non qualcuno per lui. È a quel punto che si delineano i vari percorsi di sostegno, diversi e “comunicanti”. Comunicanti perché lo stesso paziente, nell’arco del periodo di convalescenza, può usufruire di più forme di assistenza. Anche in contemporanea.
6Chi sceglie il percorso assistenziale migliore per il paziente.
Per creare una continuità tra l’ospedale e il territorio - spiega la dottoressa Monica Guglielmi - è stato creato un pool, una commissione di specialisti composta da un medico, un infermiere e un assistente sociale che definiscono il miglior percorso assistenziale per il paziente in dimissione. E nel caso le esigenze di quello stesso paziente cambino, è sempre lo stesso pool, che ne conosce la storia clinica e familiare, a valutare una nuova forma di sostegno. Il pool è presente 4 giorni a settimana in ospedale e lì ha una sede. Attivato dai medici di reparto, si mette in azione e sceglie come garantire assistenza a chi viene dimesso.
7Se l’assistenza è a casa.
Se la commissione decide per il percorso assistenziale domiciliare, le opzioni in campo sono tre. Può essere garantita la cura dell’infermiere oppure al professionista può affiancarsi anche il medico. C’è poi l’assistenza dell’operatore sanitario che può aggiungersi a quella medica o infermieristica. L’una non esclude l’altra. C’è poi un nuovo percorso: un aiuto per i primi 15 giorno dopo le dimissioni per consentire alla famiglia del paziente di organizzarsi.
8Se l’assistenza è in una struttura.
Assistenza domiciliare, ma non solo perché sono previsti anche posti letto in strutture per i pazienti che a casa non hanno chi li aiuti o passa aiutarli. Dieci posti letto sono al Regina Elena a Carrara, 4 all’Ascoli a Massa, 20 alla Don Gnocchi a Marina di Massa di cui 6 con assistenza medica garantita per tutti i pazienti dimissibili, ma non ancora completamente stabilizzati. Trentaquattro posti letto in totale.
9Le altre opzioni in campo.
Ci sono poi ulteriori opzioni: c’è il caso in cui la commissione valuta la necessità di un più semplice percorso riabilitativo. Il caso in cui chieda per un paziente anziano il ricovero in una residenza sanitaria assistita e il caso - ben più triste - in cui il malato viene accolto in Hospice.
10Asl: percorso operativo e poche lamentele.
Monica Guglielmi garantisce che il percorso funziona, il lavoro della commissione è efficiente e le lamentele sul post dimissioni - assicura - sono davvero pochissime.
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