Il dolore
Sigilli in Porto stamani si decide sul dissequestro
CARRARA. Una nave in rada pronta a ormeggiare in porto già stamani. Ma potrà caricare e scaricare le sue merci? Occhi puntati sulle banchine dello scalo di Marina dopo il sequestro dei messi della...
CARRARA. Una nave in rada pronta a ormeggiare in porto già stamani. Ma potrà caricare e scaricare le sue merci? Occhi puntati sulle banchine dello scalo di Marina dopo il sequestro dei messi della Porto di Carrara Spa ordinato dalla Procura di Massa per “occupazione abusiva di suolo pubblico”.
Il procuratore Aldo Giubilaro, titolare dell’indagine, ha mostrato disponibilità a una revoca parziale e temporanea dei sigilli per consentire le operazioni di movimentazione in porto. Ma per adottare un simile provvedimento è necessaria una firma, quella del commissario della Autorità portuale, sulla “famosa” delibera del comitato portuale con cui si accoglie la richiesta della Porto per la concessione delle banchine. Un via libera che potrebbe arrivare già stamani, “liberando” così le gru e i carrelli elevatori della Porto Spa dai sigilli.
Intanto, anche con la mediazione della Cgil e del sindaco Angelo Zubbani, si cerca una soluzione alla questione: un’intesa fra l’Autorità portuale, che è l’ente che rilascia le concessioni e la Porto di Carrara Spa, che è il gestore interessato ad avere le concessioni, che “sani” le illegalità riscontrate dalla procura e riporti lo scalo di Marina alla piena operatività.
Sul caso interviene Claudia Bienaimè, consigliera di Carrara Bene Comune: «Oggi siamo tutti chiamati a un maggiore senza di responsabilità perche di mezzo ci sono lavoratori e le loro famiglie – dice – ma è ora di comprendere che quanto succede nel nostro territorio non è il frutto del caso: l’Autorità portuale non si è mai chiesta a che titolo la Porto occupava quel territorio? Non solo, sono state date garanzie alla General Electric, firmati protocolli, per il trasporto dei moduli, eppure nessuno si è chiesto a che titolo quelle banchine sarebbero state usate. Mettendo a rischio non solo il lavoro dei portuali ma la credibilità del territorio agli occhi degli stessi investitori. Non possiamo credere a tanta improvvisazione se non che questo, sia servito a permettere l'uso a prezzi stracciati, nello stesso momento che il settore della nautica lamentava costi, per l'uso delle banchine, esorbitanti rispetto al mercato, che ironia. Era inevitabile che l'ingresso di nuovi operatori, avrebbe fatto emergere incongruenze, inadempienze, che vengono da lontano e nel silenzio della classe dirigente».
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