Italia
Portuali sulle barricate: "Non si può fermare l’economia del mare"
CARRARA. Cosa ne sarà dei quasi 200 lavoratori della Porto spa? Quando potranno tornare a lavoro? Qual è il rischio che corrono? Sono le preoccupazioni emerse durante la commissione Attività produttive, convocata d'urgenza ieri mattina, a cui hanno partecipato anche il sindaco, Angelo Zubbani, l'assessore Riccardo Coppola e i sindacati. Al centro della riunione l'inchiesta dalla Capitaneria di Porto, coordinata dalla Procura di Massa, che ha portato al sequestro di tutti i mezzi meccanici della Porto di Carrara, la società dell'armatore Bogazzi che da oltre cinquant'anni opera sul porto carrarese. Ruspe ferme, le merci non si muovono più: i sigilli sono arrivati venerdì mattina e da allora i lavoratori non sono più rientrati nell'azienda. Il provvedimento, infatti, ha di fatto paralizzato l'operatività del porto, dal momento che non si può né caricare né scaricare le navi.
Alla Porto spa viene contestata l'occupazione abusiva di suolo pubblico. Secondo la Procura, infatti, la società portuale ha un’autorizzazione a utilizzare le banchine per le operazioni di carico-scarico merci, ma non la concessione a un uso continuativo e illimitato delle aree in porto concessione che prevede un canone annuo dell’ordine dei 600mila euro che la Porto Spa ha chiesto ma che non ha (ancora) ottenuto.
Il provvedimento quindi è stato quello del blocco dell'attività e l'attenzione adesso è quindi rivolta anche verso di loro, ai lavoratori. I sindacati fanno sapere che se lunedì non verranno dissequestrati i mezzi - o comunque se non verrà sbloccata la situazione - porteranno avanti una mobilitazione. C'è chi ha parlato di un'assemblea permanente, chi di sit-in di protesta. «Sia chiaro -esordisce il segretario provinciale della Cgil, Paolo Gozzani, - noi siamo per la legalità e siamo convinti che la Procura debba continuare a fare il suo lavoro. Ma siamo anche preoccupati per il futuro dei dipendenti, senza considerare poi l'indotto».
Il punto è capire cosa succederà ai lavoratori, se il porto continuerà a essere sotto sequestro. L'azienda, per il momento, non lo ha chiarito. I sindacati non ne hanno idea. Molto dipenderà, come detto, dalla durata del sequestro. Per questo il sindaco ieri mattina ha chiesto - e ottenuto - un incontro con il procuratore capo, Aldo Giubilaro. Incontro che si è tenuto subito dopo la commissione e a cui hanno partecipato anche i sindacati. «Abbiamo visto nel procuratore un atteggiamento costruttivo - dice Zubbani - Sa che il porto è importante per il tessuto economico locale». «Questo è un grosso danno di immagine», critica invece Massimo Menconi, consigliere comunale di Rifondazione comunista, che chiede il dissequestro dell'area e la ripresa dei lavori. «Avrebbero potuto mettere sotto sequestro una parte del porto - incalza Menconi - ma bloccare tutto è un danno enorme all'economia del territorio, ma anche di immagine». Gli fa eco in commissione Riccardo Barontini, segretario della Filt Cgil, che attacca il provvedimento della magistratura: «Non si può fermare l'economia- dice - Non si può fermare un sistema. Non si può scaricare sulle spalle dei lavoratori un problema che va avanti da anni». Alla commissione hanno partecipato anche diversi dipendenti della Porto spa. Alcuni seduti attorno al tavolo, altri fuori dalla circoscrizione di Marina aspettavano il resoconto. «Il vero problema - dice uno degli operai della Porto Spa, Michele Piastra - è che non sappiamo nemmeno cosa dobbiamo fare lunedì. Cosa succederà? Andiamo a lavoro o no? Quel che sappiamo è che noi siamo pronti a mobilitarci».
Critico Matteo Martinelli dei 5 Stelle: «Una riunione inconcludente e inutile. È stato dato un mandato al sindaco, ma nemmeno si è capito per fare cosa. Inoltre trovo sbagliato criticare il lavoro della magistratura, posto che anche noi siamo preoccupati per il futuro dei lavoratori».
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