Finanza
Accesso al mare, il pasticcio dei varchi. E c'è chi parcheggia sulla riva...
Massa: norme confuse, alcuni passi chiusi e sporchi. E c’è chi sosta l'auto praticamente sulla battigia. I balneari: esiste un problema sicurezza
MASSA. La premessa è che il mare e la spiaggia sono di tutti, la conclusione è che se tutti ne sono proprietari, tutti hanno il diritto di goderne. E se c’è chi garantisce che, tra varchi sporchi e impercorribili, cancelli e catene, sentire la salsedine in viso quando vuoi è davvero un’impresa, c’è pure chi in riva al mare ci arriva senza troppi intoppi, comodo sul sedile della sua auto. Quattro ruote motrici, un varco un po’ più ampio, la spiaggia libera e il gioco è fatto: serata in riva al mare e stelle viste dal finestrino in barba alla poesia degli abbracci sulla sabbia. E per chiudere la serata, una sana dormita. A dare la sveglia alle sei del mattino è il bagnino della spiaggia libera di Ronchi convinto di avere le allucinazioni: vicino al patino c’è una bella macchina e ci sono pure due ragazzi ancora tra le braccia di Morfeo. Sulla sabbia in auto. Se il varco c’è, c’è chi se ne approfitta, eppure per molti raggiungere la spiaggia non è un gioco da ragazzi. Certo non lo è se siedi su una carrozzella o fai i conti con gambe che si muovono con difficoltà. Ecco allora che il consigliere Stefano Benedetti, accompagnato dal responsabile comunale dell’ufficio del mare e da Brunello Ceccotti, dell’associazione invalidi, passa al setaccio il litorale e fotografa tutto quello che non va: il varco inaccessibile, quello interrotto a metà strada da un tronco, quello in cui rovi e cespugli sono così tanti che per camminare tocca fare lo slalom, quello che sulla carta esiste, ma sul litorale no. Vero è che la legge parla chiaro: l’accesso- pedonale - al mare deve essere garantito sempre e gratuitamente, altrettanto vero che in tema di varchi il balneare si trova di fronte ad una vera e propria selva normativa.
L’inghippo normativo. A fare da cornice - e lo stesso Benedetti lo sottolinea - c’è dunque una grande confusione normativa. A prevedere che il varco esista e sia aperto ogni 250 metri non è non è una legge nazionale, ma un atto comunale, spesso in palese contraddizione con il piano dell’arenile datato 1998. Piano che si limitava a fotografare l’esistente e non ha validità su tutto il litorale: disciplina, infatti, solo il tratto di costa fino a via Casola (zona ristorante da Riccà). Tradotto: Partaccia un piano non ce l’ha, nè ha una chiara previsione dei varchi. E siccome il piano è fotografia della situazione nel 1998, contempla anche accessi non proprio comodissimi. Un esempio: il varco tra il bagno Rossi e il ristorante la Lisca è a forma di esse, quello all’altezza del bagno Mocambo - per citare un altro caso esposto da Benedetti - era un passo pedonale, ma il piano dell’arenile neanche lo contempla. Così come non contempla il varco accanto al bagno Rina che oggi esiste. Quadro normativo confuso che - è la immediata conseguenza- facilita le irregolarità. Tra il bagno Rap e il bagno della Misericordia il varco è previsto, ma il Comune non ha mai attivato le procedure per farlo aprire. Alessandro Palmerini è il bagnino dello stabilimento Misericordia e ammette che di un varco in quel tratto non ha mai sentito parlare.
La scarsa cura e le chiusure non autorizzate. Poca chiarezza, ma anche dove la chiarezza c’è e il varco è previsto, i problemi rimangono: accessi chiusi con sbarre e catenelle, torrette di salvataggio utilizzate per interrompere il percorso a metà spiaggia. Cespugli ed erbacce ad impedire l’accesso. Eppure sul tema pulizia i dubbi non ci sono perché - spiega l’amministrazione - le ordinanze sindacali e gli atti di rilascio della concessione parlano chiaro: i gestori degli stabilimenti a confine con il varco devono mantenerlo pulito 365 giorni l’anno. E che debbano farlo lo conferma anche Itala Tenerani, titolare del Nuovo Lido e presidentessa del Consorzio Riviera Toscana, Marina di Massa: «Il quadro normativo - ribadisce - è alquanto confuso. Certo è che dove è provato che il varco esista, deve esserci il massimo impegno della categoria e la pulizia e l’efficienza devono essere garantite. Ne abbiamo già parlato con l’amministrazione e in autunno ci metteremo intorno ad un tavolo per fare il punto. Dove sono previsti, i varchi devono esserci, siamo pronti ad impegnarci e a richiamare chi non rispetta le prescrizioni». Altro tema la chiusura con catenelle e sbarre: «È una soluzione - spiega Tenerani - che spesso il balneare adotta per sicurezza. Attraverso i varchi c’è chi entra anche con le auto, fa danni, rovina le strutture. Recentemente, nelle prime ore del mattino, il bagnino di una spiaggia libera ha trovato una macchina in riva al mare». E farla tornare in strada è stata un’impresa. Sicurezza, pulizia, norme da definire: un universo dietro la spiaggia.
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