Sicurezza
Un chilo di hashish nascosto nell’auto: arrestato trentenne
Lo stupefacente era arrivato dal nord Italia Doveva servire a soddisfare la domanda dei ragazzi della movida
CARRARA. Dieci panetti di hashish con una doppia t impressa su una delle due facce, a garanzia dell’elevato principio attivo dello stupefacente. Peso complessivo: un chilogrammo. Valore: ventimila euro, almeno. Droga che doveva essere venduta nelle serate di movida carrarina, a clienti giovani. Giovanissimi. Quei panetti non sono mai arrivati nelle mani dei ragazzi in cerca di sballo, grazie al commissariato di polizia e al suo dirigente, Corrado Mattana. Gli agenti hanno saputo dell’arrivo del carico dal nord Italia (presumibilmente Lombardia, ma ci sono indagini in corso) e hanno messo sotto controllo uno degli spacciatori della zona. Un marocchino trentenne. Intuizione giusta, nata da una serie di precedenti, che ha permesso di monitorare l’hashish attraverso messaggi che il nordafricano si è scambiato con il corriere e soprattutto con i piccoli pusher che chiedevano roba per soddisfare l’enorme domanda di stupefacente che c’era in questa coda di estate. L’uomo detto Maati aveva preso delle precauzioni e per questo era convinto di non destare alcun sospetto. Per diventare invisibile si è servito di un connazionale, incensurato, che ci ha messo la macchina e soprattutto la faccia. E per questo è stato denunciato per concorso in spaccio.
Il blitz della polizia è scattato lunedì pomeriggio, all’altezza dell’Esselunga, a Turigliano. Le volanti hanno intercettato l’autovettura. Era condotta da un insospettabile piastrellista, marocchino e regolare sul territorio. Privo di precedenti. La vettura però alla vista del posto di blocco ha tentato di aumentare la velocità. Inutilmente. Non solo, a bordo oltre alla persona che era al volante c’era un passeggero, pure lui di nazionalità marocchina. Un soggetto ampiamente noto agli inquirenti perché con condanne alle spalle per reati inerenti violazioni alla normativa sugli stupefacenti. Quest’ultimo mentre l’amico si apprestava a fermarsi per sottoporsi al controllo tentava in maniera maldestra di occultare i panetti che teneva dentro una borsa sotto il sedile. Un gesto che è stato notato e annotato dalle volanti, tanto che durante la perquisizione sono andati a colpo sicuro. Nella sacca c’era sostanza stupefacente, hashish, suddivisa in due blocchi a loro volta contenenti complessivamente 10 saponette, tutte sigillate con un leggero strato di cellophane, risultate di peso netto complessivo pari a un chilogrammo. Colore, amalgama resinosa e dettagli di confezionamento inducono a ritenere verosimilmente elevato il principio attivo del fitocannabinoidi (thc) di composizione, idoneo a consentire ampi, illeciti ricavi qualora immesso sul mercato locale. Oltre i ventimila euro. Anche perché era talmente di qualità che poteva essere ceduto tra i quindici e i venti euro al grammo, invece dei dieci euro che vengono chiesti normalmente.
Le indagini svolte nell'arco dei giorni antecedenti l'arresto e la denuncia dei due soggetti trovati in macchina con la droga, «inducono a ritenere fondata l’ipotesi di una imminente immissione sul mercato carrarino di un discreto quantitativo di sostanza stupefacente, indiscutibilmente idoneo a soddisfare la domanda formulata dagli ambienti di consolidato consumo, peraltro assicurando non trascurabili guadagni allo spacciatore, nuovamente confermatosi elemento di spiccata esperienza delittuosa, specialmente nel promiscuo mondo della droga», scrive il commissariato.
Elmakhfi Imaati, ma è conosciuto dai suoi clienti come Maati, domiciliato a Carrara ma residente altrove, è stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio e portato nella casa di reclusione di Massa. È difeso dall’avvocato Giuseppe Del Papa. Il conducente dell'autovettura, identificato in E. M. di anni 47, incensurato, residente a Carrara, di professione piastrellista, è stato denunciato a piede libero alla procura apuana: sono in corso ulteriori accertamenti per delineare le sue responsabilità penali a titolo di concorso nel reato. Come disposto dal sostituto procuratore Rossella Soffio, titolare dell’inchiesta. Perché l’arresto di Turigliano è l’ultima fase di una operazione ben più complessa, che ha permesso di mettere il freno a una attività criminale improntata alla gestione di un'area di ampio spaccio di sostanza stupefacente (non potendosi escludere la pregressa e successiva immissione sull'illecito mercato di altre tipologie psicotrope), gravemente sintomatico di una volontà di radicamento territoriale, maggiormente ancorata a elementi di abitualità e costanza nelle condotte criminose.
Insomma la gang si stava muovendo per acquisire prestigio, soprattutto grazie alla qualità del suo prodotto. Che seppure venduto a prezzo più alto a quello della concorrenza alla fine risultava il preferito da parte della clientela. Come detto composta, perlopiù, da giovani.
Danilo D’Anna
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