Attenzione
La cella era troppo piccola il giudice riconosce il danno
Risarcimento di 10.500 euro ad un detenuto nel carcere cittadino dal 2010 al 2014 La direttrice: effetto del sovraffollamento, ma adesso la situazione è migliorata
MASSA. Milletrecento giorni di detenzione in una cella del carcere di Massa troppo piccola, contro tutte le prescrizioni europee, la dignità umana e il buon senso: un detenuto fa ricorso contro lo Stato e vince la causa, con 10.592 euro di risarcimento per il danno fisico e morale subito. La direttrice della casa circondariale di Massa, Maria Martone, spiega il fenomeno, che ha riguardato gli anni dal 2010 al 2015 e garantisce che oggi il carcere non è più sovraffollato. La storia però rimane curiosa.
La sentenza civile è stata recitata martedì pomeriggio dal Tribunale di Genova e condanna il ministero della Giustizia a risarcire un detenuto, di 62 anni, in carcere per traffico di droga, con 10.592 euro, otto euro “per ogni giorno di trattamento inumano subito in contrasto con le convenzioni internazionali”.
L’uomo è stato ospite del carcere di Massa dal 2010 al 2014 ed ha potuto dimostrare con successo che aveva a disposizione uno spazio vitale inferiore a tre metri quadrati, quando il Comitato europeo di prevenzione della tortura (Cpt), organismo del Consiglio d’Europa, ne prevede almeno quattro. Significa che, al netto della superficie lorda, bagno, letti, armadi e arredi fissi che non vengono computati, il detenuto ha trascorso 1.324 giorni in celle dai 9 ai 13 metri quadrati, in compagnia di troppi altri carcerati, riducendo di molto la superficie media disponibile per ciascuno di loro e quindi aumentando il grado di sofferenza della detenzione, in contraddizione con i principi di rispetto della dignità umana.
«Non siamo stupiti di questa sentenza - commenta la direttrice del carcere di Massa, Maria Martone- purtroppo abbiamo avuto circa una trentina di casi di questo tipo nel corso dell’anno. Si tratta di ricorsi legati a periodi di carcerazione avvenuti anche in altri istituti penitenziari e sommati a quelli avvenuti a Massa».
In pratica, spiega la direttrice, i carcerati hanno inoltrato i ricorsi anche dal carcere di Massa, ma discutendo disagi che si sarebbero consumati prima in altre sedi. Il problema però non si sposta di molto: si parla comunque di un sovraffollamento delle carceri che costano molto alla collettività, visto che i ricorsi vengono quasi sempre vinti dai detenuti.
«I detenuti - continua la direttrice Martone - di solito ricorrono al magistrato di sorveglianza, perché se vincono la causa ottengono uno sconto sulla pena; in questo caso si è fatto ricorso alla magistratura ordinaria e quindi è scattato il risarcimento in denaro».
La direttrice della casa circondariale massese specifica però che dal 2015 la situazione in carcere è molto cambiata: «Oggi - chiarisce- non abbiamo più alcun sovraffollamento e garantiamo a Massa i 4 metri quadrati stabiliti dalla Corte europea dei diritti umani; in una cella dove prima dovevamo ospitare anche dieci detenuti, oggi se ne vedono soltanto tre. Il livello non è più allarmante: abbiamo messo in atto - aggiunge la direttrice - tutte le procedure concesse dal pacchetto sicurezza, tra dimissioni anticipate e trasferimenti che oggi rendono il carcere di Massa un luogo più sicuro e certamente più umano».
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