Il dolore
Centinaia di ricorsi per ingolfare Gaia
La proposta del comitato: contestare tutte le fatture e non pagare per convincere il sindaco a bloccare i distacchi
MASSA. Fumano i fax di Gaia, è piena la casella di posta elettronica. Lettere su lettere, documenti su documenti, moduli su moduli. Pratiche che si sommano a pratiche, così tante che i cassetti delle scrivanie non li contengono più.
E su quelle centinaia di fogli sempre le stesse contestazioni, le stesse argomentazioni, le stesse eccezioni: qualcosa non va nella bolletta, le partite pregresse non tornano, le soglie tariffarie non sono corrette. Quindi - perché nella conclusione sta il succo - la bolletta non la pago. Non uno sciopero fiscale, non un minaccioso “Non tiro fuori neanche un euro”, ma una miriade di contestazioni formali, di “ricorsi”, di lettere stese da avvocati. Richieste di chiarimento a Gaia e, in attesa della risposta, pagamenti sospesi. Ma tutto - precisa l’avvocato Francesca Galloni - senza abbandonare il territorio della legalità.
È la nuova ricetta proposta “Acqua alla gola” con lo scopo di convincere il sindaco a mettere la firma in calce ad un’ordinanza che vieti definitivamente i distacchi a chi Gaia non la paga perché di soldi non ne ha: «Un impegno - rincara la Galloni - che il sindaco è chiamato ad assumersi dal febbraio 2015 quando il consiglio comunale ha approvato l’ordine del giorno dei 5 Stelle. Il movimento chiedeva di garantire un flusso minimo vitale di acqua e di abbandonare la pratica del distacco. Impegno non mantenuto».
“Acqua alla gola” scende quindi in campo perché se lo scopo finale - e dichiarato - è superare Gaia e riconsegnare la rete idrica e i depuratori nella mani del Comune, l’obbiettivo è così ambizioso che lo stesso comitato disegna un percorso a tappe. E la prossima, di quelle tappe, prevede, appunto, lo stop ai distacchi dei contatori. Come convincere Gaia e l’amministrazione? Beh, convincendo centinaia e centinaia di cittadini - spiega Galeano Fruzzetti, uno dei promotori del comitato - a contestare le bollette in arrivo a settembre. Tu - per spiegare come funziona la contestazione - non paghi, ma scrivi al gestore e contesti formalmente la bolletta. Gaia - la Galloni illustra l’iter - ha 30 giorni di tempo per dirti la sua. Se non risponde o la risposta non risulta soddisfacente, allora l’utente (solo o rappresentato da associazioni o avvocato) incontra il gestore per la conciliazione paritetica. E nel frattempo ogni azione esecutiva - incluso l’eventuale distacco - si blocca. Si apre il dibattito e in caso di mancato accordo, entro 15 giorni, la questione finisce di fronte al difensore civico che assurge - chiarisce la Galloni - a giudice. Unico effetto collaterale: la messa in mora che costa al cittadino 16 euro
Iter non semplice: “Acqua alla gola” lo sa e raccoglie le forze. A formalizzare le contestazioni, a predisporre i moduli, ad attivare un pool di avvocati e consulenti sarà proprio il comitato e a giorni - parola di Galeano Fruzzetti - ai cittadini verrà fornita la lista di tutti i punti informativi e gli sportelli di consulenza a cui rivolgersi per aderire alla contestazione delle bollette. Centinaia di lettere e - spera il comitato - un conseguente “effetto ingorgo” agli uffici amministrativi di Gaia e a quelli del difensore civico regionale.
Il comitato - garantiscono i membri - la decisione l’ha vagliata e l’ha ufficializzata mercoledì sera durante un incontro pubblico al parco dei ciliegi, alla presenza di Rossella Michelotti, del Forum toscano dell’acqua. Contestare, e quindi non pagare, come strumento di pressione, legale - aggiunge la Galloni - per convincere il sindaco Volpi e Gaia a tradurre in atti il divieto al distacco. Il gestore si tenga pronto, quindi: fax e posta elettronica intasate e pochi soldi in cassa.
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