Lutto
Caso deleghe, Paolo Sordi: «Era più corretto dimettersi»
AULLA. È di Paolo Sordi il primo intervento pubblico a seguito della riconsegna di alcune deleghe da parte del vice sindaco Aldo Vivaldi e di tutte le deleghe da parte del consigliere comunale Juri...
AULLA. È di Paolo Sordi il primo intervento pubblico a seguito della riconsegna di alcune deleghe da parte del vice sindaco Aldo Vivaldi e di tutte le deleghe da parte del consigliere comunale Juri Gorlandi, entrambi di Forza Italia.
Fibrillazioni di una certa importanza all’interno della maggioranza consiliare, che vengono ora commentate con abbondanti dosi di vetriolo da Sordi, il quale era candidato, nel 2014, nella lista risultata vincente, quella che sosteneva il sindaco di Aulla, Silvia Magnani, senza, però, riuscire ad entrare in consiglio comunale. «Nel Comune di Aulla - scrive Sordi - si è attivata la squadra dei “guastatori politici” di Forza Italia (che, però, prendono ordini dal “guastatore politico capo” Barani e talvolta hanno come “accompagnatore” il sindaco di Tresana), composta da tre consiglieri comunali: Vivaldi, Gorlandi e Caponi. Due dei tre, per meglio contribuire all’efficienza dell’azione amministrativa programmatica che ci siamo dati come “Noi per Aulla”, rimettono le loro deleghe (quelle che a loro fanno comodo), senza nessuna chiara motivazione politica. Vivaldi, che è il più titolato, si guarda bene però dal rimettere le altre deleghe, tra cui quella di vice sindaco, in modo da mantenere potere, mani libere politicamente ed idennità. Ho saputo, da sempre, che avere deleghe significa lavorare, darsi da fare e, semmai, quando ci sono problemi, si fanno azioni di forza di tematica insieme a chi le può condividere, per portare avanti le cose come devono essere e per scegliere priorità: a che serve allora rimettere le deleghe se non ci si dimette totalmente? Inoltre, per meglio contribuire all’efficienza dell’azione amministrativa pretendono la nomina di tre assessori e del presidente del consiglio!» aggiunge sarcastico Paolo Sordi il quale cita la favola di Fedro della rana e del bue: «La rana per apparire imponente di fronte ai figli prese a gonfiarsi, gonfiarsi finché non scoppiò. Questo è il rinnovamento? Noi andiamo avanti per la gente».
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