Sicurezza
A tre anni dai crolli, la Lunigiana ora è più sicura
In queste ore si ritorna con la mente a quando la terra tremò qui nel 2013 I sindaci: "Adesso siamo pronti ma dobbiamo investire in prevenzione"
LUNIGIANA. «Si torna con la mente a quei giorni, a quella notte del 21 giugno di tre anni fa. La notte scorsa mi sono svegliato e ho seguito in televisione le varie dirette da Amatrice e dagli altri luoghi devastati dal sisma. Ho ascoltato le parole del sindaco di Amatrice e nella sua disperata richiesta di aiuto in tv ho riconosciuto il dramma che stava vivendo. Ho i brividi mentre ricordo. E ho anche pensato che noi nella nostra tragedia siamo stati fortunati, la scossa più forte nel Comune di Casola l’abbiamo avuto alle 12,34. In pieno giorno e quelle ore di sole prima dell’arrivo della notte sono state di vitale importanza per i cittadini».
Inevitabile per i sindaci della Lunigiana colpiti del terremoto del 2013, trovarsi a rivivere oggi l’inferno in cui la terra li ha fatti sprofondare tre anni fa. Riccardo Ballerini, sindaco di Casola, ha seguito il dramma delle popolazioni del Centro Italia con una mano al cuore pensando a quando le dirette le trasmettevano dalla sua terra dopo il sisma del 2013. «Tutta la mia vicinanza a quella gente» aggiunge. Macerie, detriti, coperte sparse, punti di accoglienza organizzati in mezza giornata, e poi i vigili del fuoco, la protezione civile, le braccia che scavano. E quella disperazione negli occhi della gente; quell’ansia che morde allo stomaco e che riguarda il domani, il futuro. Sono le immagini che continuano ad arrivare dal centro Italia, da Amatrice, da Accumoli, da Pescara del Tronto e sono immagini che la Lunigiana conosce bene.
Sono ormai trascorsi tre anni e per il primo cittadino di Casola in Lunigiana, tra le località più devastate, è il momento di allentare la tensione, di tirare un sospiro di sollievo. Anche perchè Casola è “risorta” dalle macerie. «Il 99% delle abitazioni che erano state dichiarate inagibili - ha spiegato Ballerini - oggi sono di nuovo a norma». Per arrivare a questo 99%, da un parte ci sono stati i bandi regionali per la ricostruzione post terremoto ma rivolti solo alle prime case, dall’altra, di tasca propria ci hanno pensato i proprietari delle seconde case del Comune a rimettere in piedi ciò che era caduto. L’imperativo resta la prevenzione del rischio anti sismico. «Le nuove case - riprende il primo cittadino - ora sono sicure ma già prima del sisma molti degli abitanti avevano attinto al contributo di 10 milioni di vecchie lire messo a disposizione da una legge regionale per l’adeguamento sismico delle abitazioni. E delle 101 abitazione che ne aveva usufruito, soltanto 2 furono colpite dal terremoto. Si tratta di un contributo a fondo perduto che non è più stato finanziato ma io ritengo che sia di grande importanza».
«Non si può investire dopo che i morti ci sono già stati, occorre incentivare la prevenzione sismica». A fare da eco al sindaco di Casola è il primo cittadino di Fivizzano, Paolo Grassi e anche lui fa un bilancio a distanza di tre anni dal terremoto. «Le abitazioni private sono state tutte ricostruite attraverso due bandi regionali per un totale di circa 3 milioni di euro. Adesso stiamo ultimando la sistemazione delle scuole (12 in totale), alcune come quella di Monzone, sono state demolite e ricostruite, ma non è l’unica ad essere stata sottoposta a questo tipo di intervento ». Anche qui, nel comune di Fivizzano molto è stato fatto da quel 21 giugno. In tanti si sono rimboccati le maniche, in ordine si è pensato prima alle case dei residenti, questa l’urgenza, poi agli edifici pubblici. A breve toccherà anche alla chiesa di Gragnana e alla palestra di Fivizzano. Tutte strutture colpite dal sisma del 2013.
«So cosa vuol dire un sisma - ha aggiunto Grassi - qui abbiamo avuto circa 2 mila scosse nei mesi dell’assestamento. I primi tempi, se passava un camion, si saltava per il terrore che fosse una nuova scossa». Il sindaco di Fivizzano ha messo a disposizione l’ostello degli Agostiniani per ospitare i terremotati. «Forse non servirà ma noi siamo pronti a dare una mano» - ha detto.
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