Il Tirreno

La testimonianza: «Cadeva tutto, non capivo niente»

Giulia Rafanelli
Anna Nucci e una foto da lei scattata durante il focolare accesso dopo la prima scossa a Norcia
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Anna Nucci e una foto da lei scattata durante il focolare accesso dopo la prima scossa a Norcia

Anna è di Avenza ma era a Norcia quando la terra ha tremato «Siamo usciti in ciabatte e pigiama. Micidiale ma siamo vivi»

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CARRARA. «Non riesco a spiegare, ho sceso le scale e da quel momento non ho capito più niente, cadeva tutto, tutto».
Anna Nucci è di Avenza ed era lì dove la terra ha tremato, l’ha sentita tremare, e per tutto il giorno di ieri è stata in mezzo a chi ha perso tutto. Ha visto e sentito sulla propria pelle il dolore, la devastazione. La paura. Anche lei ha vissuto oltre 24 ore di paura.

Anna si trovava con il padre in vacanza dai zii a Norcia, una delle località epicentro delle forti scosse di terremoto che hanno devastato il centro Italia nella notte a cavallo tra martedì e ieri. La scossa più forte (magnitudo 6) è stata registrata alle 3,36 vicino Accumoli (in provincia di Rieti), un’ora più tardi un’altra forte scossa, questa di magnitudo 4,33 ha avuto come epicentro proprio Norcia e Castelsantangelo sul Nera (Macerata).

Il terremoto ha interessato tre regioni, il Lazio, le Marche e l’Umbria ma è stato avvertito quasi lungo tutto lo stivale e per il capo dipartimento della protezione civile è paragonabile per intensità a quello dell’Aquila.
«Erano circa le 3 - racconta Anna raggiunta telefonicamente mentre è ancora a Norcia - tutto ha iniziato a muoversi, cadeva tutto, gli zii stavano bene, abbiamo controllato che le scale fossero agibili e siamo scesi in strada».

Fuori continuavano a crollare tetti e mura. L’ordine era di non tornare nelle proprie abitazioni.

«Subito dopo la scossa - riprende Anna - ci siamo radunati tutti insieme, eravamo ancora in pigiama e ciabatte. Abbiamo acceso un focolare e qualcuno ci ha portato delle brioches per farci fare colazione, sono stati tutti gentilissimi. Oggi (ieri, per chi legge) i salumieri di Norcia hanno fatto il possibile per aprire i propri negozi e farci mangiare perchè qui non abbiamo più niente».

Mentre parliamo Anna e i suoi familiari stanno organizzandosi per trascorrere la notte in auto.

«Casa di mio cugino è distrutta - riprende - e ci prepariamo per passare la notte in auto. I soccorsi e le forze dell’ordine ci hanno vietato di rientrare in casa fino a quando non avranno svolto i loro sopralluoghi e non avranno accertato che ci sono le condizioni di sicurezza. Fino ad allora siamo sfollati. Alcuni amici di Carrara appena hanno saputo del terremoto mi hanno contattata e si sono offerti di venire a prenderci per riportarci ad Avenza. Non vorremo essere d’intralcio a questo punto. Sarebbe meglio tornare a casa ma il problema - riprende - è che ci hanno detto che la strada principale è chiusa e io non se è il caso di farli venire fino a Norcia, anche perché non sappiamo cosa stia accadendo fuori e temo che lo sciame sismico non sia finito».

E non lo era, perchè appena conclusa la conversazione con Anna, sotto i suoi piedi la terra ha tremato nuovamente. «Un’altra scossa, fortissima anche questa». Magnitudo 4,9.

Un calvario in diretta, insomma. Anna ci racconta ciò che vede e parla di tetti che crollano, che continuano a crollare, canne fumarie che si sono staccate, macerie ovunque, insomma e tanta tanta gente disperata. Parla anche degli angeli che si fanno in quattro, chi porta qualcosa da mangiare, chi una coperta, chi accende un focolare e versa del the caldo in bicchieri che passano di mano in mano. «Siamo vivi, è stato micidiale, non si può spiegare ma ne siamo usciti vivi.

Qui non possiamo vedere la televisione e con il cellulare cerchiamo di capire cosa è accaduto nelle altre zone dell’epicentro, abbiamo letto di bambini che hanno perso la vita sotto le macerie, di città rase al suolo». Anna continua a ripetere: «È micidiale, davvero, non si può spiegare..»

 

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