Il dolore
«Le terre Farmoplant a cava Fornace»
La conferma in commissione ambiente. Gli scavi e i carotaggi di preparazione alla bonifica sono di Edison Spa
MASSA. «L'intenzione è quella di conferire le terre di scavo dell'area ex Farmoplant a Cava Fornace, a Montignoso, sempre che tali materiali risultino conformi ai parametri attualmente in vigore per questa discarica». A confermarlo è Simone Cialdini, geologo del Comune, intervenuto in commissione ambiente insieme alla vicecomandante dei vigili urbani Simonetta Bertelloni, per far chiarezza sui lavori di bonifica in corso nel sito ex Montedison/Farmoplant ed in particolare riguardo agli scavi che si stanno effettuando nel lotto 3 dell'ex fabbrica chimica, ubicato all'incrocio tra via degli Unni e via Dorsale ed attualmente di proprietà della cooperativo La Victor.
Scavi a seguito dei quali si sarebbero sprigionati miasmi che nei giorni scorsi avrebbero provocato tra i residenti della vicina frazione di Alteta malesseri tali da richiedere l'intervento della polizia municipale, avvertita anche dal consigliere del Psi Giancarlo Casotti, abitante nella zona.
Fialdini ha ricordato che per l'attuale area La Victor, come del resto anche per tutta l'intera superficie occupata un tempo dalla Farmoplant, risulta già completata una prima bonifica, effettuata in proprio dalla società Cersam Srl (ex Farmoplant) e certificata dalla giunta regionale con decreto n. 3875 del 22 settembre 1995. Su quei terreni, che sulla carta risultavano già disinquinati, sono stati però rinvenuti in seguito altri rifiuti e veleni, costringendo ad intraprendere ulteriori procedimenti di bonifica.
La conseguenza e che nei giorni scorsi nell'area sono stati prelevati campioni di terreno per effettuare nuove analisi chimiche e si stanno ancora praticando scavi per la rimozione di terre. Si tratta di attività approvate dal ministero dell'Ambiente nella conferenza istruttoria del 20 luglio scorso. Sia Cialdini che la Bertelloni hanno spiegato che direttore dei lavori in questione è l'abile dottor Gino Camici della società Abc Ambiente, che, già distintosi nella bonifica della zona industriale all'epoca in cui era responsabile dell'Arpat provinciale, sta adesso coordinando queste attività per conto della Edison Spa (ex Montedison), riconosciuta come soggetto inquinatore. Del resto, nell'articolo 5 del contratto di compravendita del 22 gennaio 2001, con cui La Victor acquistava da Cersam il lotto 3 dell'ex Farmoplant, la parte venditrice si assumeva interamente i costi derivanti dall'esecuzione di ulteriori opere di bonifica dell'immobile venduto.
«I risultati delle analisi -ha detto Cialdini- dovranno essere inviati dalla società al Comune e all'Arpat, a cui spetta il compito di comprovarle o meno. L'esito dei campionamenti effettuati dalla società dovrebbe essere disponibile dal prossimo 5 settembre, mentre per le controanalisi dell'Arpat occorrerà attendere un mese e mezzo, visto che i campioni dovranno essere inviati ai laboratori di Pisa e Livorno».
«Solo dopo l'esito di esse -ha aggiunto il consigliere di Rc Nicola Cavazzuti, presidente della commissione- sarà possibile stabilire se questi materiali sono compatibili con l'attuale destinazione d'uso di Cava Fornace». Destinazione che, ricordiamolo, per ora prevede il limite del 70% per il conferimento di marmettola ed inerti ed il 30% per "altri materiali non pericolosi", anche se Programma Ambiente, gestore di questa discarica, ha chiesto alla Regione di potervi conferire nuovi codici, per accogliere anche frammenti di manufatti, terre e rocce contenenti amianto e cemento amianto, fanghi di dragaggio di provenienza marina e l'aumento del conferimento in fognatura di scarico delle percentuali di solfati, da 1000mg/l a 10.000 mg/l.
Cialdini, reduce da un sopralluogo effettuato nell'area La Victor giorni fa, ha anche confermato la presenza di cattivi odori in prossimità dei lavori: «Ad immediato ridosso degli scavi -ricorda il tecnico del municipio- si avvertiva effettivamente un odore sgradevole, che sembrava provenire da un materiale limaccioso di colore grigio, costituito probabilmente da sostanze organiche».
«Anch'io sono stato sul posto - ha aggiunto Casotti - e posso confermare che si sentiva un odore nauseabondo, molto diverso da quello che origina dal Cermec e dal depuratore Cersam. Inoltre, ho visto operai che, incuranti dei pericoli per la salute ancora presenti nell'area, lavoravano in canottiera e pantaloncini corti, coperti solo da una mascherina. E' bene ricordare che il sito in questione si trova ad appena 50 metri da dove sorgeva l'inceneritore Farmoplant e proprio dietro al luogo in cui avveniva il primo stoccaggio del pesticida Rogor. Io stesso, da ragazzino, ho visto occultare in quella zona rifiuti tossici di tutti i tipi».
«Questa situazione - ha concluso Cavazzuti - non è nata ieri, ma gli enti competenti si sono attivati solo di recente per rintracciare i responsabili dell'inquinamento. Se le istituzioni avessero iniziato ad agire almeno 20 anni fa, oggi, forse, non ci troveremmo a questi punti. In particolare, trovo inacettabile che all'ultima conferenza tenutasi al ministero il nostro Comune non fosse neppure presente. Se si continua in questo modo, l'ex zona industriale resterà sempre un'area degradata e dagli scarsi investimenti produttivi». I componenti della commissione hanno poi annunciato l'intenzione di effettuare al più presto un sopralluogo nella zona degli scavi, richiedendo anche un incontro con i rappresentanti di Edison ed Arpat non appena saranno disponibili i risultati delle analisi.
David Chiappuella
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