Sicurezza
La Provincia assicura niente proroga alla Costa
È emerso dall’incontro tra il comitato degli albianesi e il presidente Malatesta Non è cosa definitiva, si prende tempo per la valutazione di impatto ambientale
ALBIANO MAGRA. «La Provincia non potrà concedere la proroga alla ditta Costa». Una notizia non da poco, visto che è sempre più vicina la scadenza del 29 agosto, entro la quale la Provincia deve decidere sulla proroga delle autorizzazioni all'esercizio della ditta Costa. A fornirla è Walter Moretti, uno dei leader della mobilitazione degli albianesi che chiedono la chiusura della ditta Costa.
Infatti, Moretti ieri mattina si è recato a Massa, presso la sede della Provincia, insieme a una delegazione di cittadini di Albiano Magra, per incontrare il presidente della Provincia, Ugo Malatesta. E quest'ultimo avrebbe detto a Moretti che non potrà concedere la proroga: «Ma soltanto perché - aggiunge Moretti, come a raffreddare gli entusiasmi - la loro intenzione è quella di concludere prima la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Poi, eventualmente, potranno concedere la proroga, ma i tempi potrebbero essere lunghi. E, comunque, ci saremo noi a vigilare».
Una certa delusione, invece, Moretti la manifesta su quello che sta diventando il cavallo di battaglia degli anti Costa, ovvero l'articolo 49 del regolamento urbanistico del Comune di Aulla, che, secondo gli anti Costa, sarebbe stato riportato modificato proprio per favorire la ditta Costa nella Conferenza dei servizi del 2013, quando sindaco di Aulla era Roberto Simoncini, assessore comunale all'ambiente Giovanni Schianchi e dirigente comunale all'urbanistica Ivano Pepe.
«Da questo orecchio, in Provincia, non ci vogliono sentire, ma è proprio la questione attorno all'articolo 49 che potrebbe inficiare tutto l'iter procedurale» sottolinea Moretti. La ditta Costa, comunque, ha ripreso a lavorare, anche se, ovviamente, a ritmi molto ridotti, nei propri piazzali, dove vengono movimentati i rifiuti ingombranti e il vetro, impiegando non più di 4 lavoratori, mentre rimangono chiusi i due capannoni danneggiati dall'incendio, quello dove si produce il CSS e quello della carta e della plastica: di conseguenza, resta in cassa integrazione la stragrande maggioranza dei lavoratori, anche perché, come ribadisce il patron Mauro Costa, «per rimettere a posto il capannone maggiormente danneggiato, quello della carta e della plastica, ci vogliono almeno sei mesi, anche se contiamo di fare prima, mentre la situazione è molto più rosea nel capannone dove si lavorava il CSS».
Insomma, anche solo per ragioni tecniche (la Provincia per la Vas e la ditta per rimettere a posto i capannoni) l’attività della ditta Costa non potrà riprendere appieno se non tra qualche mese. Nel frattempo è sempre nelle nebbie la delicata questione del piano dei rifiuti di Reteambiente, la società pubblica che dovrebbe ridisegnare l’utilizzo di tutti gli impianti della costa deve attendere che venga risolta il caso dei rifiuti di Livorno.
Gianluca Uberti
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