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Gesco, tramonta il sogno: il consorzio è in fallimento

Gesco, tramonta il sogno: il consorzio è in fallimento

La Corte di appello di Genova ha confermato la decisione presa dal tribunale. Addio al progetto di un polo artigianale nell’area appartenuta all’Olivetti

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MASSA. È il tramonto di un sogno durato 15 anni e chiamato Gesco. Un tentativo della piccola impresa di far rifiorire la terra abbandonata da quella grande di imprese. È con quel progetto che nel 2001 nasce Gesco: sotto l’egida di Confartigianato, 37 aziende si consorziano e acquistano i 96.000 metri quadrati dell’area ex Olivetti, con l’obbiettivo di creare un polo all’avanguardia, anche sul fronte delle nuove tecnologie, e capace di offrire 200 posti di lavoro. Le aziende ci mettono 11 milioni per l’acquisto delle aree (a cui si aggiungono 4,5 milioni di interessi maturati), ma il comparto non decolla. Venerdì scorso il progetto, dalla vita alquanto tormentata, si infrange: la Corte di appello di Genova respinge il reclamo di Gesco contro la sentenza con cui il 5 maggio scorso il Tribunale ne dichiarava il fallimento. Ricorso respinto - così si deduce dagli atti - per errori tecnici e di redazione del piano di risanamento, visto che i creditori più importanti di Gesco il loro consenso a quel piano di risanamento lo avevano dato. Giuliano Angelotti, presidente e socio della prima ora del Consorzio, annuncia che il percorso giudiziale è concluso: «Forse - valuta- di fronte alla pronuncia del Tribunale e a quella della Corte di Appello - dovremmo ammettere che qualcosa non andava nella relazione tecnica stesa, visto che l’appoggio dei creditori al piano c’era».

E adesso si aprono nuovi orizzonti: «Dovremo cercare un accordo terzo con il sistema bancario». Perché ci sono aziende che, attraverso la fidejussione, hanno garantito i debiti bancari di Gesco.

Futuro economico da definire, quindi, per le imprese che si erano messe le mani in tasca e futuro incerto anche per i 96.000 metri quadrati dell’ex Olivetti. Più volte le imprese hanno chiesto di facilitare gli insediamenti produttivi concedendo l’acquisto di lotti più piccoli all’interno dell’area. E un paio di varianti sono arrivate, ma la superficie dei singoli lotti è rimasta importante. Del resto la giunta Pucci prima, e la giunta Volpi ora, lo “spezzatino” non lo vogliono perché temono l’effetto lottizzazione. Altro tema collegato a doppio filo alle sorti dell’area è quello della destinazione d’uso. Sul terreno ex Olivetti, gli strumenti urbanistici parlano chiaro: lì gli insediamenti possono essere solo artigianali. Tradotto: niente commerciale, niente catene, niente supermercati. In effetti, la viabilità da quelle parti è ottima, il terreno è su via Carducci, uno degli assi viari principali. In quella zona aveva puntato gli occhi anche la Coop per un nuovo punto vendita dopo la chiusura di via Marina Vecchia, ma gli strumenti urbanistici non lasciano dubbi. Una partita,quindi, tutta da giocare. (c.s.)

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