Il Tirreno

Dalle cave di Carrara a quelle del Kosovo: "Qui sono rinato"

di Alessandra Vivoli
Giancarlo Biagini in una scuola del Kosovo insieme ai bambini
◗
Giancarlo Biagini in una scuola del Kosovo insieme ai bambini

Nei bacini apuani rischiò di perdere le gambe: "Qui non trovavo lavoro, là ho girato pagina"

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Rinascere dopo un infortunio. Tornare al lavoro, in cava, fra quei blocchi che ti hanno tradito, ma in uno scenario completamente diverso. Non più sulle Apuane ma molto più lontano, in Kosovo, al confine con la Serbia. In una realtà difficile, fra operai che arrivano al lavoro armati, case bombardate e forze di pace. Un contesto dove l’esperienza di Carrara è però un valore aggiunto e dove ci si può davvero sentire di nuovo importanti, dopo momenti di sconforto, dopo mesi passati ai margini.

La storia di Giancarlo Biagini, 45 anni nato e cresciuto a Carrara parte da lontano da quando diciassette anni fa trova un lavoro, duro e conquistato a fatica, dopo una lunga esperienza come camionista. Giancarlo viene assunto, come ha sempre sognato, alle cave di marmo, nel cuore delle Apuane, come operaio. Ma le carte del destino vengono ben presto scombinate. Passano solo tre anni e un infortunio gravissimo, nel 2003, cambia in pochi attimi il corso della vita: Giancarlo era in piedi su un blocco quando la ruspa in manovra lo rovesciò. Cadde all'indietro, tutte quelle tonnellare di marmo sopra di lui. Riportò fratture multiple alle gambe, guarite solo dopo tre anni di sofferenze.

Quello per Giancarlo, è stato uno dei momenti più difficili. La salute tornava ma le cose sono cominciate a precipitare. Dopo la lunga convalescenza ritornare al lavoro è stato sempre più difficile.

Ha provato a tornare in cava, ma ci è rimasto per poco: l’infortunio era ancora troppo recente, i postumi pure. Riadattarsi ai ritmi di lavoro troppo difficile.

Giancarlo non si è perso d’animo e si è adattato a fare un po’ tutti i lavori: cameriere, buttafuori nei locali e anche l’autista di camion. Tutto a chiamata, pagato con i vaucher: lo stipendio fisso una chimera, due figli da mantenere e tanti problemi per arrivare a fine mese.

Nel luglio scorso la svolta. Giancarlo parla a un amico delle sue difficoltà e viene messo in contatto con una società di marmo inglese-kosovara, la Fox Marble. «Hanno bisogno di un capocava, lo vogliono di Carrara». Giancarlo non se lo fa ripetere due volte: parte immediatamente, e in Kosovo ci rimarrà otto mesi una prima volta, poi ci tornerà ancora. E adesso aspetta la nuvoa chiamata: nel frattemo la ditta per cui lavora ha aperto anche uno show room a Carrara, in viale Zaccagan e sta seguendo la parte commerciale.

«Un anno fa è stato un salto nel buio ma ero davvero disposto a tutto pur di tornare a lavorare - racconta - Certo all’inizio non è stato facile e l’ostacolo più grosso è stato quello della lingua. Ma devo dire che sono riuscito a farmi capire, anche parlando in dialetto carrarino».

Certo non è stato tutto rose e fiori. «Molti dei miei colleghi venivano al lavoro armati - racconta Giancarlo - il clima della guerra è ancora molto presente: spesso passavamo davanti ad alcune abitazioni completamente distrutte: ai miei compagni si inumidivano gli occhi, e mi facevano i nomi di chi abitava lì».

Giancarlo deve percorrere 100 chilometri al giorno per andare in quella cava dove si estraggono marmi colorati. Ma non sente la fatica: «Quando ho un po’ di tempo libero vado nelle scuole vicine. Ho già comprato materiale didattico e riesco sempre a lasciare qualche soldo per le loro colazioni. Questo mi fa sentire bene. Mi dà tanta forza e mi fa sentire come a casa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web