Il Tirreno

Discarica Fornace, a Montignoso è ancora bagarre

di Manuela D'Angelo
Discarica Fornace,  a Montignoso è ancora bagarre

Polemiche in consiglio con il comitato dei cittadini che ribadisce il no alla variante d’uso richiesta dal gestore

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MONTIGNOSO. E' venerdì 19 agosto  e, nonostante sia la settimana di Ferragosto, tantissimi cittadini affollano la minuscola sala del consiglio comunale di Montignoso per assistere all'assise dedicata a Cava Fornace. L'aria è irrespirabile, il caldo fa sudare, non tutti si possono sedere, arrivano i rinforzi della Polizia Municipale affinché non ci siano problemi per nessuno. Il clima è teso perché l'estate non ha dato tregua ai miasmi provenienti, secondo i cittadini, da quella discarica, i cui odori, ormai, si sentono perfino dal Cerreto.

Forse non sarà colpa esclusivamente di Cava Fornace, visto che anche Arpat imputa il problema dei miasmi al Lago di Porta, fatto sta che i cittadini vorrebbero la discarica chiusa e hanno paura per la salute dei loro figli. Appena inizia il consiglio sorgono le prime polemiche: i cittadini scoprono che è stato convocato in seduta standard e che quindi nessuno, a parte i consiglieri comunali, possono parlare, perché il regolamento non lo prevede. Eppure la minoranza aveva chiesto unanime la convocazione di un consiglio aperto ad associazioni e residenti, per ottenere chiarimenti sulle nuove richieste del gestore Programma Ambiente (deciso ad aumentare i codici di conferimento).

«Il sindaco sapeva che volevamo un consiglio aperto - commenta Paolo Lenzetti consigliere 5 Stelle - ma ha fatto finta di nulla; il consiglio è stato convocato formalmente aperto e poi blindato come al solito». Il malumore sale quando in aula si scopre che, seduto al banco della giunta, c'è anche il vicesindaco di Prato, Simone Faggi, a cui l'amministrazione lascerà la parola. Prato, lo ricordiamo, è strettamente parte in causa della vicenda Cava Fornace, perché, nonostante la discarica sia su territorio montignosino, la Programma Ambiente è detenuta per l'85% dal comune di Prato, controllata attraverso la ASM. «Questo è un problema, purtroppo, di Montignoso- gridano dai banchi dell'opposizione- ; il vicesindaco di Prato non può avere voce in capitolo. Così dimostrate che la questione è di interesse politico e non comunitario».  Il sindaco Gianni Lorenzetti non accetta ricatti, né pressioni, ma capisce che è giusto dare la parola almeno al comitato storico che nacque contro la discarica parecchi anni fa: il presidente D'Antonio può leggere la sua lunga relazione, in cui ribadisce il secco "no" a tutte le richieste del gestore che «vuole avvelenare ancor di più la terra di Montignoso per profitto».

A questo punto è giusto ricordare le ultime richieste di Programma Ambiente, fatte alla Regione, diventata competente in materia: il gestore chiede intanto che venga meno il limite del 30% attualmente dedicato ad "altri materiali non pericolosi" a fronte di un 70% che dovrebbe prevedere esclusivamente marmettola e inerti; poi chiede che possano essere conferiti nuovi codici in discarica, frammenti di manufatti e terre e rocce contenenti amianto e cemento amianto, fanghi di dragaggio di provenienza marina e l'aumento del conferimento in fognatura di scarico delle percentuali di solfati da 1000 mg/l a 10.000 mg/l . Il consigliere della Lega Nord, Andrea Cella, in consiglio ricorda che «questo limite non è mai stato pienamente rispettato; Programma Ambiente non ha mai conferito soltanto il 30% di altro materiale, ma ha sempre sforato,fino ad arrivare anche al 58%, con la compiacenza del Comune di Montignoso. In pratica la convenzione già per loro è carta straccia».

La lega, attiva in Regione, ha scoperto che al momento la richiesta fatta da Programma Ambiente è ferma perché i gestori "hanno sbagliato ufficio a cui indirizzare il protocollo" e intanto, essendosi mosse tutte le associazioni ambientaliste, da Legambiente Toscana ad Italia Nostra nazionale, fino anche a Gaia, che ha dato il suo parere negativo all'introduzione dei solfati in acquedotto è facile pensare che il gestore "correggerà" il tiro sulle richieste, inviando la procedura all'ufficio giusto.

Le dichiarazioni del sindaco Lorenzetti dovrebbero rassicurare la cittadinanza: «Io vivo qui come voi e ho moglie e figli. Ci tengo alla loro salute come tengo alla mia e poi alla vostra. Non potete pensare che questa sia una battaglia della minoranza e che noi si stia dalla parte del gestore. Ma dobbiamo essere chiari: la discarica non può essere chiusa, quindi dobbiamo ragionare con il privato affinché ci sia collaborazione. Non vogliamo materiale pericoloso in discarica, è categorico. Ma possiamo liberare il gestore dal vincolo del 30%, se questo ci preserva dalla richiesta di altri codici». Alla fine il consiglio non riesce ad approvare nessun ordine del giorno in materia, perché le posizioni sul vincolo del 30% sono troppo differenti. Il sindaco e il vicesindaco di Prato si sono impegnati per evitare il conferimento di codici pericolosi in discarica. Ma, chissà perché, a Montignoso per adesso non si fidano

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