Sicurezza
Pellegrine moderne camminano da sole contro la violenza
Angela e Grazia da mesi lungo la Francigena. Si incontrano a Massa per aiutare le donne
MASSA. Le donne possono camminare da sole. Sempre e dovunque. Possono camminare sole di notte e quando batte la pioggia, quando la strada si inerpica, quando scende come fiume verso valle. Camminare sole e farcela. Camminare e vincere la paura, camminare e ascoltare. Percezione, parola pensata e non detta. Silenzio.
E quando due donne sole che camminano, si incontrano diventano potenza, vincono ogni paura, gridano la loro forza. Angela Selvaggia Pellegrina e Grazia Andriola camminano sole da giorni, percorrono nel silenzio e in direzione opposta la via Francigena, pellegrine moderne e digitali, cercano risposte e lanciano messaggi. Da donne a donne, da chi cammina a chi non ce la fa ad alzarsi, l’appello a chi sta per arrendersi, a chi teme di perdere, a chi non riesce a reagire alla violenza. Si incontrano per caso a Massa, nel cuore della Tappa 25 della lunga e storica Francigena. E si abbracciano e baciano come se da sempre si conoscessero.
Angela Selvaggia Pellegrina, 47 anni, cammina da sola dal 15 giugno sulla strada percorsa nel 990 dal vescovo Sigerico: a Roma Sigerico ha incontrato il Papa e deve tornare casa, a Canterbury. Lo fa a piedi, descrivendo, in un diario, il lungo viaggio e le 79 le tappe. Su quella stessa strada batte i piedi, protetti dalle scarpe da trekking, Angela. Lei da Canterbury parte e in Roma ha il suo obbiettivo. Spera di raggiungerlo il 7 settembre. Cammina Angela e ascolta «quello che è interno». Percorso di fede e di scoperta: «Attraverso il cammino, a Santiago di Compostela, ho scoperto la fede». La vita è difficile, dà e spesso prende: «Ho visto due alternative: la depressione e l’abbandono o il cammino. Ho scelto di camminare». Contatto diretto e istantaneo, la poesia della percezione: loro le cose, noi il nostro sentire. L’arte del percorso e dell’incontro: «Molte donne mi hanno fermata, molte mi hanno contattata, molte si sono raccontate. Alle donne dico di non avere paura, di rivendicare il diritto di camminare da sole». Da sole la paura può arrivare: «Fino al Gran San Bernardo, ho incontrato solo tre pellegrini. In Francia sono stata circondata da un gruppo di bulli, ho avuto paura. Un uomo mi ha vista, è sceso dall’auto e mi ha aiutata. Ma nulla toglie che il diritto a camminare debba essere rivendicato».
Un diritto che Grazia Andriola grida, simbolicamente, nella sua silenziosa camminata: infermiera, 47 anni, sulla sua maglia da trekking un hashtag #steptostopviolence e una scritta “We World”. We World è la onlus milanese che la sostiene nel suo lungo percorso in difesa delle donne. Grazia parte da sè, dalla sua identità: lei che vive in Brianza, torna ad Ostuni dove è nata. Il 27 giugno mette lo zaino in spalla, il primo passo lungo la via Francigena e la volontà di ferro di raggiungere Santiago a fine novembre: «Cammino e dedico i miei passi alle donne, alle vittime della violenza, a chi ha paura. Io non ho paura di camminare da sola, non dobbiamo averne. Ad ogni tappa l’incontro con associazioni che combattono, ogni giorno, a fianco delle donne».
Camminare da sole, sicure - questo l’obbiettivo - che la rete, se si cade, c’è. Sicure che quando le donne sole si incontrano, l’eco dei loro abbracci risuona lungo tutta la Francigena. Si incontrano Angela e Grazia, senza averlo deciso, aiutate dall’associazione Massa Picta, dalla tecnologia, da Facebook che le tiene in contatto, da radio Francigena che dedica ogni giorno 10 minuti alla voce coraggiosa di Grazia. Un abbraccio infinito, i baci di chi si sente parte di uno stesso progetto, storie che diventano collettive e condivise. Una donna verso sud, una verso nord e una città, all’ombra della Apuane, dove due vite si intrecciano. L’abbraccio e il saluto. Poi le racchettine e gli zaini. Ripartono le donne che camminano da sole. Ognuna per la propria strada. Insieme.
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