Il Tirreno

La foce del Carrione ridiventa bianca

di Cinzia Chiappini
La foce del Carrione ridiventa bianca

Dopo l’acquazzone un maxi sversamento arriva fino in mare. Nel mirino la marmettola e i piazzali di cava non puliti

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CARRARA. Nessun problema idraulico per il Carrione dopo le intense precipitazioni della scorsa notte. Le conseguenze degli 87 millimetri di acqua che si sono abbattuti in poco più di due ore sul centro città sono state semmai soprattutto “ambientali”. Sì perché ieri mattina il corso d’acqua si presentava color caffè-latte con uno sversamento che alla foce ha colorato il mare con una imponente chiazza bianca.

Il Carrione si imbianca e scoppia la protesta di cittadini, gruppi ambientalisti e di tutti coloro che da sempre sollecitano una maggiore attenzione nella gestione dei bacini marmiferi. Le immagini del torrente cittadino color caffè latte hanno fatto scattare una raffica di segnalazioni e lamentele, per niente sopita dalla spiegazione secondo la quale a provocare l'intorbidimento sarebbe stata "semplicemente" la pioggia.

La tesi del fronte "ambientalista" è chiara: l’imbiancamento del Carrione non ha nulla di naturale. Il torrente si intorbidisce in concomitanza con le piogge intense perché queste dilavano i materiali di risulta della lavorazione del marmo – che per legge dovrebbero essere rimossi - e li riversano non solo nei corsi d’acqua che scendono dai monti, ma anche nella falda e da lì nelle sorgenti.

«Fino a quando i piazzali non saranno puliti a dovere e non si elimineranno gli accumuli di marmettola e terra lasciati un po’ ovunque, il problema continuerà a ripresentarsi» dice Maria Paola Antonioli, presidente di Legambiente. L'associazione ha recentemente divulgato un report in cui spiega che, quando piove, i materiali di risulta dell'escavazione finiscono nella falda e contaminano le sorgenti "costringendo" il gestore del servizio idrico a escludere dall'acquedotto quelle momentaneamente utilizzabili a fini potabili.

«I cittadini se ne accorgono solo quando tutte le sorgenti sono contaminati e allora viene bloccata l'erogazione dell'acqua. Altrimenti il gestore compensa le fonti contaminate con quelle "sicure" e nessuno ci fa caso» avevano spiegato da Legambiente. Ma il problema non è solo questo. La presidente Antonioli ricorda infatti che l’apporto di materiali di scarto nei torrenti – marmettola, terre e detriti – provoca anche un innalzamento degli alvei che “favorisce” le esondazioni.

«Mi chiedo perché ai gestori delle cave non venga riservato lo stesso severo trattamento che spetta ai cittadini comuni» polemizza la Antonioli che, nel lamentare la mancanza di sanzioni ai concessionari che non rimuovono i materiali di scarto, racconta un episodio di cui è stata lei stessa protagonista. «Ho subito una sanzione da 40 euro perché da un terreno di mia proprietà era fuoriuscita terra mista a fango che si era andata a riversare su una strada comunale. Io ho pagato subito… se solo con le cave si facesse altrettanto» osserva la presidente di Legambiente. Un argomento su cui insiste anche Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune, che con le ultime foto del Carrione alla mano, rispolvera l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio comunale di Carrara lo scorso 4 aprile.

Il documento, lo ricordiamo, citando lo studio Seminara che «ha evidenziato la presenza in ogni bacino di enormi depositi di terra e marmettola» e i «recenti dati dell’ufficio marmo che evidenziano l’esiguità delle terre trasportate a valle» chiedeva al sindaco di attivare «da subito gli uffici preposti a presentare lo stato dell’arte dei depositi di terre e marmettola» e di «assumere tutti i provvedimenti conseguenti fino alla eventuale sospensione dell’autorizzazione, in piena conformità con la normativa vigente in materia». Non solo. L’ordine del giorno sottolineava che proprio l’estate avrebbe potuto consentire «un agevole intervento di rimozione per poter giungere alla stagione autunnale delle piogge nella certezza di aver svolto un’opera a tutela della cittadinanza».

«Il colore del Carrione dopo la pioggia della notte scorsa dimostra che nulla di tutto ciò è stato fatto» osserva Claudia Bienaimè, che minaccia la denuncia alle autorità competenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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