Il Tirreno

Ex Farmoplant, si prepara la bonifica

di David Chiappuella
Ex Farmoplant, si prepara la bonifica

Sopralluogo del geologo del Comune dopo i miasmi e i malori che hanno fatto seguito ai carotaggi all’interno dell’area

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MASSA. L'allarme lanciato dal consigliere comunale del Psi Giancarlo Casotti e dal Movimento 5 Stelle riguardo ai casi di malore che avrebbero fatto seguito al carotaggio (vale a dire il prelievo di campioni di terreno per analisi chimiche) effettuato di recente nell'area ex Montedison/Farmoplant riporta all'attenzione il problema legato alle sostanze tossiche prodotte dall'azienda chimica, chiusa definitivamente nel 1991, ancora presenti nei terreni su cui sorgeva lo stabilimento, in particolare nel sito ex Resine, quello da cui si sarebbero sprigionati i miasmi fonte dei malesseri verificatisi nei giorni scorsi nella vicina frazione di Alteta. A confermare la presenza di cattivi odori in prossimità di questi lavori è anche il geologo del Comune Simone Cialdini, reduce da un sopralluogo effettuato due giorni fa. «Ad immediato ridosso degli scavi -afferma il tecnico del municipio- si avvertiva effettivamente un odore sgradevole, che sembrava provenire da un materiale limaccioso di colore grigio, costituito probabilmente da sostanze organiche». Le attività di carotaggio adesso sono concluse, ma si stanno ancora rimuovendo terre, come prevede il progetto di bonifica, effettuato da Edison (ex Montedison) ed approvato dal ministero dell'Ambiente. «I risultati delle analisi -aggiunge Cialdini- dovranno essere inviati dalla società al Comune e all'Arpat, a cui spetta il compito di comprovarle o meno». Per il sito ex Resine, però, come del resto anche per la restante superficie occupata un tempo dalla Farmoplant, risulta già completata e certificata una prima bonifica, con decreto regionale n. 3875 del 1995. Anche Vannino Chiti, all'epoca presidente della Regione, dichiarò in più occasioni che la bonifica della Farmoplant era conclusa e che l'area ex Resine, già da allora, poteva essere riutilizzata per accogliere insediamenti del marmo. Il 16 aprile 2013, però, la stessa Arpat riferiva che quando si sono effettuati scavi in terreni che sulla carta risultavano già disinquinati (ex Dalmine, ex Farmoplant, ex Italiana Coke), sono stati rinvenuti materiali contaminati, riconducibili a vecchie lavorazioni eseguite in stabilimenti dismessi della zona industriale, costringendo ad intraprendere ulteriori procedimenti di bonifica. Questo rapporto, in particolare, definiva l'ex Resine un sito "con forte impatto ambientale". Del resto, una testimonianza rilasciata dal titolare di un'azienda che si occupava dell'eliminazione di rifiuti industriali all'epoca in cui era attivo il polo chimico, pubblicata per la prima volta il 25 marzo 1989 dall'Assemblea permanente e dal Comitato dei cittadini davanti alla Farmoplant, pare confermare i sospetti più gravi. Da essa, infatti, emerge che sarebbero state sversate dentro buche scavate nell'ex Resine, anche sotto gli impianti, i capannoni ed il campetto sportivo della zona, centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossico-nocivi, provenienti dalle lavorazioni della fabbrica. «Si tratta di inquinanti di vario tipo -ricordava il testimone- e c'è anche qualche botte di scarico di Rogor (il diserbante tossico prodotto dalla Farmoplant, ndc), insieme a ceneri provenienti direttamente dal bruciatore". Il "bruciatore" in questione, attivo dal 1976, era l'inceneritore "Lurgi", costruito dall'omonima società di ingegneria, di cui era azionista di maggioranza il leader socialista Bettino Craxi. Esso, fatiscente, inquinante e privo di garanzie di sicurezza, avrebbe dovuto bruciare solo i rifiuti chimici della Farmoplant e, invece, smaltiva grandi quantità di ogni genere di rifiuti pericolosi, provenienti da mezza Europa. «In seguito -proseguiva il testimone- costruirono una vasca e cominciarono a mettere i materiali tossici lì, ma prima essi venivano mescolati con altre sostanze, più o meno velenose». L'imprenditore, oggi deceduto, sosteneva poi che questi fanghi perdessero liquidi che, colando al suolo, avrebbero contaminato anche la falda sottostante all'ex Resine, nella quale, effettivamente, si riscontrano ancora oggi elevate concentrazioni di sostanze inquinanti. Comunque siano andate le cose, è certo che all'ex Farmoplant la contaminazione resta di un livello tale che la sua bonifica, anche dopo il passaggio di gran parte del Sin apuano a Sir, compete tuttora al ministero dell'Ambiente, insieme a quelle dei siti ex Sabed/Bario, ex Rumianca ed ex Ferroleghe. Nomi che le generazioni più mature associano ancora al tragico ricordo di un modello di sviluppo che, basato sulla brutale contrapposizione tra il diritto al lavoro e quello alla salute, ha lasciato in eredità alla nostra provincia un numero assai elevato di malattie e decessi per cancro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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