Il Tirreno

«Tolte giacca e cravatta divento un ironman»

di Alessandra Vivoli
«Tolte giacca e cravatta divento un ironman»

Nuova impresa del commercialista Massimo Musetti nella competizione di Maastricht Ha nuotato nelle acque del fiume Mosa, percorso 180 chilometri in bici e 42 a corsa

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CARRARA. Commercialista di professione, ironman per passione. Ma anche ex campione di pallacanestro e veterano - nel palmares dei medagliati - dello sci di fondo.

In una parola Massimo Musetti. L’uomo di ferro che ha confermato questa sua vocazione a Maastricht in Olanda in una sfida quasi impossibile: quattro chilometri a nuoto, poi 180 in bicicletta e per finire 42 di corsa a piedi. Questo è l'evento degli sport di resistenza cui tutti gli atleti ambiscono ed è così duro e selettivo che si chiama appunto Ironman, proprio perché per portarlo a termine occorrono doti fisiche ed allenamento non comuni e, soprattutto, una grande tenuta mentale. Il carrarese Massimo Musetti, a 54 anni, e per il secondo anno consecutivo questa prova estenuante è riuscito a portarla a termine.

Massimo ce l hai fatta anche questa volta.......

«Si, ma è stata davvero dura . Il nuoto era nel fiume Mosa e quindi con la corrente che non aiutava. Poi la bici: è stata una prova drammatica con 1500 metri di dislivello, pioggia e vento per quasi tutta la gara,buona parte sul tracciato della Amstel Gold Race, una delle più importanti classiche del nord ma in aggiunta con tratti in pavè e con il fondo sconnesso e fangoso». «Ho avuto un problema al cambio prima ed a 20 chilometri dalla fine ho anche bucato una ruota perdendo tantissimo tempo - continua - Forte era la tentazione di abbandonare. Ma il pubblico, l’entusiasmo della gente mi hanno dato la carica».

Come si arriva al termine di una gara Ironman?

«Stanco ma soddisfatto di avere superato tutto ciò . Questa volta le circostanze negative, onestamente, sono andate oltre ogni previsione. Ero molto ben preparato e di ciò devo ringraziare il mio coach, il professor. Ferdinando Vatteroni, grandissimo come Ironman prima ed ora come allenatore , che ha stilato la tabella di allenamento tenendo conto del poco tempo che ho per allenarmi e delle mie caratteristiche fisiche» .

Quanti sacrifici comporta l’allenamento?

«Tre o quattro ore da lunedì a venerdì, che ritaglio dagli impegni di lavoro, poi la parte importante nel week end ma sempre per piacere di fare sport».

Dalle sfide di resistenza a quello sulla neve, con allo sci di fondo.

«In vent anni ho fatto più di 200 granfondo in tutta Europa. Quest’ann in Svezia la mia quindicesima Vasaloppet, arrivando per l'undicesima volta nel " gruppo medaglia " : per un amatore di buon livello sono numeri importanti conseguiti nella più dura e famosa granfondo di 90 km ed in mezzo a 16 mila persone. Nel gruppo medaglia vanno tra il 10 ed i 20 % dei partecipanti a seconda del distacco dal tempo del vincitore. Quest'anno dovevo interrompere una serie negativa di due anni e vi sono riuscito». «La tradizione era dalla mia parte: alle spalle l’ undicesimo posto e poi il nono su duemila squadre nel 2009 e 2010 con il GSA Asiago. Nessun team italiano è riuscito a fare meglio. Questi sono grandi ricordi, tra l'altro nelle due occasioni ho avuto l'onere, quale ultimo frazionista, di arrivare al traguardo ».

Il tuo grande amico Marco Albarello olimpionico e campione del mondo nella telecronaca della gara ha esaltato le tue qualità

«Di ciò lo ringrazio Marco mi ha sempre sostenuto aiutandomi fin da quando ho cominciato a praticare lo sci di fondo».

A queste imprese si aggiunge un passato giovanile ad ottimo livello nella pallacanestro Qual’è il segreto di questi risultati?

«Nessun segreto : lo stimolo agonistico, il sapore della sfida prima di tutto con me stesso, talvolta forzando la mia volontà ed i miei limiti fisici ed una grande capacità di reazione di fronte agli eventi negativi ed alle difficoltà» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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