Gioco
Errori nella sanità: "Avevo una frattura, non l’hanno vista"
Orietta Colacicco, fondatrice dei Paladini apuoversiliesi, racconta la sua disavventura tra Viareggio e Massa
MASSA. Ha atteso per ore in un pronto soccorso affollato come sempre, d'estate, prima di essere visitata. Poi le hanno fatto una radiografia ed è stata dimessa con solo tre giorni di prognosi, il minimo sindacale, perché, secondo il radiologo, non c'erano fratture. Invece la frattura c'era eccome: alla «settima costola di sinistra». E la prognosi doveva essere di 27 giorni in più, un mese, ma per scoprirlo è dovuta andare in un altro ospedale. È la disavventura capitata a Orietta Colacicco, nota professionista milanese nell'ambito della comunicazione e presidentessa dell'associazione - che lei stessa ha fondato a fine anni Novanta con Umberto Donati - "I Paladini apuo-versiliesi", che si occupa della tutela ambientale, primo fra tutti quello della lotta all'erosione, e della valorizzazione culturale del territorio (è loro la battaglia per far conoscere il Cristo ligneo attribuito a Michelangelo Buonarroti, adesso ospitato nella chiesa di San Rocco a Massa).
Una storia che coinvolge un po' tutto il mondo del servizio pubblico dal momento che tira in ballo anche il Comune di Viareggio, reo di non curare le sue strade. È qui infatti, a Viareggio, che la donna è caduta, lungo la Passeggiata, in piazza Mazzini, dove le eleganti costruzioni liberty stridono con i marciapiedi sempre più dissestati.
«Sono inciampata in questo buco - racconta Colacicco, mostrando la foto del marciapiede con mattoni frantumati e la stampa di un piede scavata nell'asfalto - Mi chiedo se sia normale, in un Comune come Viareggio, che ci siano strade del genere. E non succede solo qui, ovviamente. L'anno scorso ero caduta inciampando in un marciapiede a Forte dei Marmi. Non capisco perché bisogna camminare guardando il pavimento, per non rischiare di cadere a terra». E qui inizia la sua disavventura con la sanità. È il 2 agosto, quando cade. Non va immediatamente al pronto soccorso.
«Con l'ospedale del Versilia avevo già avuto una brutta esperienza - racconta - perché una volta hanno scambiato la mia cartella clinica con un'altra. Quello di Massa però era lontano da raggiungere. Inoltre non accusavo grandi dolori, perché, come poi ho scoperto, le fratture alle costole non provocano dolore subito, ma crescente nei giorni a seguire». La notte infatti il dolore diventa atroce. Il giorno dopo decide di andare al pronto soccorso del nuovo ospedale Apuane. Aspetta e riaspetta nella sala di attesa. «Dicono che non ci sia carenza di personale - commenta - ma a giudicare dall'attesa, mia come degli altri, dubito seriamente. Il pronto soccorso era stracolmo di persone e tutto andava a rilento. Ho trascorso quasi sei ore all'ospedale di Massa per poi non ricevere nemmeno una visita seria».
Dal pronto soccorso la portano in radiologia, dove le fanno una radiografia. «Il radiologo però - racconta Orietta Colacicco - non mi ha nemmeno visitata, sostenendo che non ci fossero "sicuri" segni di frattura. Ma la cosa buffa, che non ho mai sentito raccontare - continua - è che nel referto ha scritto: "Eventuale rivalutazione nel tempo in caso di persistenza del dolore" e mi ha dato solo tre giorni di prognosi. Cosa vuol dire "eventuale rivalutazione"? Almeno che mi avesse detto: fra due o tre giorni torna!».
Sta di fatto che il dolore non passa e, qualche giorno dopo, il 12 agosto, decide di andare a farsi visitare una seconda volta. «Mi sono anche informata se ci fosse una procedura per non dover aspettare altre ore al pronto soccorso per una seconda visita, ma mi hanno detto di no - racconta - E visto che nemmeno mi fidavo così tanto della sanità apuana, sono andata al San Camillo di Forte». Qui vedono la frattura subito e le danno trenta giorni di prognosi. «Stiamo parlando di una frattura alla costola - chiosa - Io avrei potuto fare sforzi, prendere l'aereo, fare tante cose che invece non posso fare. Mi stupisco che in un ospedale nuovo, dove sono stati spesi tanti soldi, si facciano errori di superficialità del genere».
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