Il Tirreno

la questione ambientale

Mo Basta: no alle biomasse e usciamo anche da Gaia

MASSA. Continua il fuoco di fila contro il progetto per la costruzione di un impianto per la produzione di energia alimentato a biomasse (cioè con scarti della lavorazione del legno e dei vegetali)....

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MASSA. Continua il fuoco di fila contro il progetto per la costruzione di un impianto per la produzione di energia alimentato a biomasse (cioè con scarti della lavorazione del legno e dei vegetali). Stavolta è il comitato Mo Basta di Alteta che al no all’impianto associa anche la richieste di uscire da Gaia.

Per Mo Basta, il comunicato è inviaot da Carlo Casotti, le biomasse soon un cavallo di Troia: «Un impianto piccolo, già da subito tossico e nocivo,già da subito con fumi contenenti diossina e residui di pesticidi, che diventerà grande al momento opportuno con altri e più potenti residui tossici, fino a quando la città non farà, come fece per l'inceneritore Farmoplant». Per questo il comitato ripete il suo no «all'imprenditore irresponsabile che intende realizzarlo in questa zona, continuando a violare l'ambiente di una città martoriata, che non ha ancora realizzato, dopo 30 anni, la bonifica del territorio della Farmoplant.Vogliamo che la città di Massa sia libera da impianti di termo combustione».

Ma è anche l’ora di dire “mo basta”alla gestione delle risorse idriche da parte di Gaia, sostiene il comitato: «Ri-affermiamo che vogliamo "Massa libera da Gaia". Ci appelliamo al consiglio comunale, a tutti i partiti, ai parlamentari, ai consiglieri regionali affinchè si adoperino per fare uscire Massa dal gestore idrico Gaia, con le necessarie modifiche legislative che lo consentano Oltre 20.000 firme raccolte tra la popolazione rappresentano la volontà di un popolo. Gaia non ha più i caratteri cardine dell'efficienza, dell'efficacia e dell'economicità a tutela dell'utenza». Il comitato cita l’articolo 23 della legge 63-2011 che dice che l'autorità idrica “previa diffida, può sostituirsi al gestore Gaia indicando tempi e modalità di rimborso per investimenti non ancora ammortizzati,come previsto negli atti di affidamento del servizio”. Casotti infine, suggerisceSuggeriamo alle forze politiche la modifica all'articolo 148, del decreto legge 152/2006 che potrebbe consentire la fuoriuscita da Gaia a termini di legge, avanzando la sua proposta che suona così: “Ferma restando la partecipazione all'autorità d'ambito di tutti gli enti locali... l'adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa per i comuni con popolazione fino a 1000 abitanti inclusi nel territorio delle Comunità montane, è facoltativa per i comuni pedemontani fino a 100.000 abitanti in relazione alla qualità e quantità della risorsa idrica a loro disposizione, a condizione che la gestione del servizio idrico sia operata direttamente dall'amministrazione comunale ovvero tramite una società a capitale interamente pubblico controllata dallo stesso”.

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